giovedì 15 novembre 2018

Tlc: 22 novembre presidio al Mise di lavoratori Tim e filiera Tlc

Gli ultimi mesi stanno delineando un quadro estremamente preoccupante per l’intera filiera delle TLC nel nostro Paese: la situazione di totale sbando in cui versa il gruppo Tim, gli effetti di scelte regolatorie sbagliate che hanno prodotto una caduta della marginalità delle Telco, una gara per l’assegnazione delle frequenze 5G che ha visto un esborso complessivo di 6,6 Mld rispetto ai 2,5 Mld previsti con il serio rischio di conseguenze negative sui tempi di attuazione del 5G e sull’indotto, la continua compressione dei prezzi che colpisce l’intero settore dei customer care (call center) che sottopone le/i lavoratrici/lavoratori a continui ricatti occupazionali.” Così una nota congiunta delle segreterie nazionali Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil che organizzano per giovedì 22 novembre il presidio dei lavoratori di Tim e del settore Tlc di fronte al Mise.
E’ in gioco il futuro del gruppo Tim che, nonostante le scelte scellerate di cui è stata vittima dalla sua privatizzazione ad oggi, resta il più grande soggetto industriale nel settore TLC nonché uno dei driver fondamentali per lo sviluppo infrastrutturale del nostro Paese, che dà occupazione a circa 100.000 dipendenti (50.000 diretti ed altrettanti nel suo vasto indotto). Le Segreterie Nazionali SLC CGIL – FISTEL CISL- UILCOM UIL ribadiscono la loro totale contrarietà rispetto a presunti progetti di “spezzatino” e la contestuale necessità di difendere il patrimonio industriale e professionale dell’intero perimetro del Gruppo TIM in Italia, della sua Rete, dei suoi Assets anche a

mercoledì 14 novembre 2018

Autonomia: Cgil, garantire uguaglianza diritti in tutte le Regioni

L’autonomia non è una questione di competenze, ma una questione di uguaglianza. Sanità, prestazioni sociali, istruzione e formazione, lavoro e tutela dell’ambiente devono essere garantiti in tutte le Regioni, attraverso una legislazione nazionale e con un’adeguata copertura finanziaria”. È quanto sostenuto dalla Cgil nel corso della conferenza stampa sull’autonomia differenziata (attuazione dell’articolo 116 terzo comma della Costituzione), in relazione agli annunci del ministro Stefani sul raggiungimento delle prime intese tra Governo, Regione Veneto e Lombardia per il riconoscimento di maggiori forme di autonomia regionale e il coinvolgimento di ulteriori Regioni che hanno avanzato richieste analoghe.

In Italia, le gravi diseguaglianze nella fruizione di servizi pubblici essenziali – denuncia la Confederazione – dimostrano che la garanzia dei diritti fondamentali o è completamente assente o è condizionata dal territorio di residenza, con picchi di vera drammaticità nelle regioni meridionali”. (Slide)
La risposta alla mancata esigibilità ed uniformità dei diritti – prosegue la Cgil rivolgendosi a Governo e Regioni – non può essere l’attribuzione di maggiore autonomia ad alcuni territori, lasciandone indietro altri. Non si può rompere – aggiunge – il vincolo di solidarietà statuale e legare i trasferimenti di risorse alla capacità fiscale dei singoli territori e cancellare così il principio

Tim: azienda rischia il capolinea

Nel 1997, l’ultimo anno della gestione pubblica, l’allora Telecom era tra le prime cinque aziende del settore nel mondo.
Sviluppava un fatturato di circa 23 miliardi, i debiti stavano entro gli 8 miliardi, gli investimenti ammontavano a circa 6,5 miliardi l’anno e i dipendenti erano oltre 120.000. Economicamente sana, adeguatamente capitalizzata e fortemente presente all’estero l’azienda era perfettamente in grado di
affrontare la sfida della globalizzazione.
Vent’anni dopo, grazie all’intervento dei privati, l’attuale Tim fattura poco più di 19 miliardi, ha circa 30 miliardi di debiti, investe poco più di 3 miliardi, occupa circa 45.000 dipendenti e le partecipazioni estere si sono ridotte alla sola realtà brasiliana (Tim Brasil).
I numeri raccontano di un lento ma costante processo di scarnificazione che ha impoverito l’azienda, il lavoro e il Paese. 
Già 10 anni fa Eugenio Scalfari scriveva: “…l’azienda ha avuto la sventura di diventare preda di un capitalismo straccione, più attento a spolpare il grasso che ad investire in prodotti e tecnologie”.
Ora quel processo è sostanzialmente compiuto e del possente maniero non è rimasto che qualche arredo di pregio.
Il degno coronamento dell’impresa pare essere anziché alienare in blocco quel che è rimasto, trarre

martedì 13 novembre 2018

Mondadori: Le persone al centro del nuovo accordo aziendale

FISTEL CISL, SLC CGIL, UILCOM UIL e Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., hanno sottoscritto il nuovo Accordo Aziendale che il Gruppo Mondadori introdurrà a partire dal 1° gennaio 2019. Il testo è stato approvato dalle lavoratrici e in dai lavoratori nelle assemblee.
Si tratta di un modello innovativo nel panorama dell’editoria che mette al centro le persone riconoscendo il forte valore delle risorse umane, primo capitale delle imprese, in un approccio culturale che passa da schemi tradizionali a modelli basati su performance e responsabilizzazione dei lavoratori.
Le parti hanno condiviso l’esigenza di definire un contratto unico che riguardasse tutti i dipendenti del CCNL grafici editoriali delle diverse Società del Gruppo Mondadori, semplificando e armonizzando i precedenti trattamenti presenti.
L’Accordo si pone inoltre l’obiettivo di modernizzare e sperimentare un diverso approccio al lavoro, a partire da un modello di Relazioni Industriali che favorisca confronti bilaterali sui temi centrali legati al rapporto azienda lavoratore.
Tra questi, i processi di innovazione e riorganizzazione, la sperimentazione del lavoro agile, con l’obiettivo di accrescere la qualità della vita lavorativa e privata dei dipendenti, e la formazione. Quest’ultima intesa come strumento indispensabile per il raggiungimento e il mantenimento di livelli

Tim: avvio confronto sul 2° livello di contrattazione

Il giorno 8 novembre si e’ tenuto il primo incontro tra la direzione aziendale di TIM e le Segreterie Nazionali di SLC – FISTel – UILCOM con le rispettive RSU, per l’avvio della trattativa sulla Piattaforma di secondo livello.
Un inizio di confronto che è avvenuto a seguito di un importante percorso democratico che ha visto oltre 10.000 lavoratrici/lavoratori partecipare in centinaia di assemblee, effettuate sui posti di lavoro in tutta Italia, alla presentazione della piattaforma approvata da oltre il 90% dei partecipanti.
L’incontro è iniziato con una esposizione aziendale sulla nuova rete di quinta generazione 5G, che sostanzialmente ha indicato che:
– queste reti, al di la delle sperimentazioni in corso, arriveranno ufficialmente a partire dal 2020 e permetteranno di collegare milioni di dispositivi in tutto il mondo ad alta velocità e con bassa latenza, permettendo la realizzazione di progetti avanzati come le auto connesse, l’Internet of Things, le Smart City e le Smart Home di nuova generazione. Il rollout sarà progressivo e le vere implementazioni su larga scala arriveranno, però, solamente negli anni successivi.
Per la parte economica le scelte effettuate, che sono state decise tramite uno studio realizzato da un gruppo specifico aziendale e confermate da una consulenza esterna, vedono un esborso dell’ordine di circa 2,5 miliardi di euro per l’asta delle frequenze, che aumenta la pressione su di un’azienda già

lunedì 12 novembre 2018

Mezzogiorno: Cgil, Cisl, Uil presentano a Lezzi 12 proposte

Il rilancio del Mezzogiorno richiede con urgenza una politica economica non più soltanto orientata al superamento della crisi, ma espansiva e capace di far ripartire la produzione e i servizi, oltre che a generare quel processo di ridistribuzione della ricchezza che è mancato in questi anni”. È quanto si legge nel documento unitario inviato dai segretari confederali di Cgil, Cisl, Uil Gianna Fracassi, Angelo Colombini, Ignazio Ganga e Ivana Veronese al ministro per la Coesione Territoriale e Mezzogiorno Barbara Lezzi, contenente dodici proposte per una nuova strategia di sviluppo per il Sud che potrebbero essere inserite nella legge di Bilancio.
Per Cgil, Cisl e Uil – prosegue la lettera – il rilancio del Mezzogiorno non deve essere demandato solo e soltanto ai fondi comunitari e al fondo sviluppo e coesione, risorse tra l’altro quasi integralmente assegnate e programmate. Negli anni vi è stato un sostanziale e graduale abbassamento dei trasferimenti sia per la spesa di parte corrente, sia per la spesa in conto capitale”. Per questo le tre Confederazioni chiedono che “i trasferimenti di risorse o gli interventi della pubblica amministrazione allargata siano effettuati in base alla percentuale della popolazione residente (clausola 34%)”.
Inoltre, tra le richieste avanzate da Cgil, Cisl, Uil ci sono: un piano di investimenti per le opere infrastrutturali, completando alcuni grandi assi viari e ferroviari, investimenti per una rete intermodale che connetta efficacemente territori e persone; incentivi selettivi e condizionati per stimolare investimenti privati in settori strategici e occupazione di qualità; supportare e rendere

venerdì 9 novembre 2018

Manovra: Cgil, inadeguata per lavoro e sviluppo

La manovra del Governo è carente di una visione del Paese e di un disegno strategico capace di ricomporre e rilanciare le politiche pubbliche finalizzate allo sviluppo sostenibile e al lavoro”. È quanto dichiarato dalla segretaria confederale della Cgil Gianna Fracassi oggi in audizione sulla legge di Bilancio 2019, presso le Commissioni Bilancio di Camera e Senato.
“Sviluppo e lavoro sono due chiavi essenziali per far ripartire l’Italia, ma purtroppo – prosegue Fracassi – le misure contenute nella legge di Bilancio non prevedono risposte, se non in maniera marginale, alle disuguaglianze sociali e territoriali, alla crescita della disoccupazione, in particolare giovanile e femminile”.
La Cgil nel documento consegnato quest’oggi denuncia: “pochi investimenti pubblici, infatti, nel 2019 le nuove risorse, in termini nominali, sono solo 3,5 miliardi di euro”. “Sarebbe stato importante mettere in campo un grande piano di messa in sicurezza del territorio dai rischi naturali, infrastrutturazione sociale e materiale, purtroppo risorse e misure non sono sufficienti”.
Sul lato delle politiche industriali “non c’è un piano strategico di rilancio, anzi si riducono le risorse come quelle per l’industria 4.0. Servirebbe piuttosto una governance pubblica, a partire dall’istituzione di una Agenzia per lo sviluppo industriale”.
“In questa legge di Bilancio, il grande assente, oltre al lavoro, è il Mezzogiorno. Complessivamente – si legge nella memoria – sembra mancare un insieme organico di politiche per il Sud, mentre si

Tim: convocazione Di Maio 22 novembre. Presidio sospeso

Ieri è pervenuta la convocazione da parte del Ministro dello Sviluppo Economico per giovedì 22 novembre” per discutere del futuro di Tim, annuncia una nota delle segreterie nazionali di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil.
“Pur permanendo gli elementi di forte preoccupazione sul futuro del Gruppo TIM denunciati, le Segreterie Nazionali decidono di sospendere il presidio del 21 novembre, rinviando valutazioni e conseguenti decisioni più complete  dopo l’esito dell’incontro con il Ministro, sulla base delle quali saranno valutate le relative decisioni.”

giovedì 8 novembre 2018

Tim: presidio al Mise contro rischio scorporo ed esuberi

A distanza di 18 anni dalla privatizzazione di Telecom Italia il risultato per il nostro Paese è un impietoso bilancio negativo che descrive un’azienda fortemente impoverita. Gli ultimi mesi ci hanno poi consegnato uno scenario straordinariamente preoccupante con l’emersione di migliaia di potenziali esuberi gestiti senza effetti traumatici grazie ad un importante accordo di tenuta, realizzato dal sindacato confederale utilizzando i “Contratti di solidarietà” sottoscritti al Ministero del Lavoro l’11 Giugno 2018, il tutto mentre si consuma una battaglia per il controllo dell’attuale Gruppo TIM tra due azionisti (VIVENDI ed ELLIOT) che prosegue ormai da mesi e che non accenna a placarsi.” Inizia così la nota unitaria delle segreterie nazionali SLC CGIL,  FISTEL CISL, UILCOM UIL.
In questo contesto estremamente complesso le Segreterie Nazionali di SLC CGIL – FISTEL CISL – UILCOM UIL hanno salutato con favore la decisione di Cassa Depositi Prestiti (CDP) di entrare nel capitale sociale di TIM, atto al quale non ha tuttavia corrisposto la indispensabile chiarezza sul futuro dell’azienda. I sindacati confederali di categoria  hanno più volte denunciato il sostanziale immobilismo che caratterizza l’attuale situazione aziendale ed il contestuale emergere di “voci” su presunti progetti di “spezzatino” ribadendo la loro totale contrarietà al riguardo e la contestuale necessità di difendere il patrimonio industriale e professionale dell’intero perimetro del “Gruppo TIM” in Italia, della sua Rete, dei suoi Assets anche a seguito di eventuali operazioni industriali e societarie che

Jobs Act: Cgil, da Consulta segnale importante per tutela lavoratori

Una decisione positiva quella della Corte costituzionale, un segnale importante per la tutela dei lavoratori”. Così la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti commenta la sentenza n. 194/2018 con cui la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo il sistema rigido di risarcimento del danno stabilito dal Jobs Act, e non modificato dal decreto dignità, in caso di licenziamento illegittimo sia per violazione di importanti principi costituzionali, sia per contrasto con l’articolo 24 della Carta sociale europea.
La sentenza depositata oggi – sottolinea Scacchetti – oltre a riconoscere la fondatezza delle nostre prospettazioni in giudizio di fronte alla Corte, segna uno snodo fondamentale nella nostra battaglia per il raggiungimento degli obiettivi tracciati nella ‘Carta dei diritti universali del lavoro’”.
Ora non si può più rimandare una discussione ampia sulle tutele in caso di licenziamento illegittimo per le quali – conclude la segretaria confederale – è fondamentale il ripristino e l’allargamento della tutela dell’art.18”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

mercoledì 7 novembre 2018

Rai: Sindacati al Governo, canone venga assegnato interamente a Rai, asset strategico del Paese

Sul Canone Rai la Manovra Economica del Governo M5S/Lega sta confermando quanto già disposto dai precedenti Governi targati Renzi/Gentiloni.” Lo affermano, in una nota congiunta, le segreterie nazionali di Slc Cgil   Fistel Cisl   Uilcom Uil   Ugl Informazione   Libersind-ConfSal.
La cosiddetta riforma Renzi del Servizio Pubblico Radiotelevisivo aveva già snaturato la tassa di scopo (canone) inserendola nella legge di bilancio e stabilendo, di anno in anno, il valore da corrispondere alla Rai e quello da destinare ad altre finalità.”
Si sperava che dal 2019,  superata la fase “sperimentale” del Canone in bolletta, tenuto conto dei sempre più crescenti costi delle produzioni e dell’innovazione tecnologica e di quanto  richiesto nel Contratto di Servizio, si sarebbe scelto di conferire alla Rai l’intero importo del canone, consentendo all’azienda di avere la certezza delle risorse per l’intero arco del Piano Industriale” prosegue le nota.
“Invece, notizie di queste ore, pare si stia stabilendo di mantenere per sempre:
  • una quota di extragettito (50%) da utilizzare con altre finalità (tra cui il sostegno al Fondo per il Pluralismo),
  • un prelievo del 5% sull’importo lordo da destinare alla fiscalità generale (90 milioni di euro),
  • il valore del canone a 90 euro per i privati, senza neanche tener conto dell’inflazione.

Equal pay day, quando il lavoro delle donne è (in parte) gratuito

martedì 6 novembre 2018

Cgil, l’Italia scende in piazza il 10 novembre contro il ddl Pillon

L’Italia non ci sta! La Cgil scende nelle piazze di tutto il Paese sabato prossimo, 10 novembre, insieme ai centri antiviolenza, associazioni, sindacati, ong, movimenti, comitati cittadini formatisi ad hoc, per dire NO al disegno di Legge Pillon e chiederne il ritiro, insieme agli altri tre disegni di legge sulla stessa materia attualmente in discussione al Senato, che per la Confederazione “rischiano di trasformare la separazione e l’affido dei figli minori in un campo di battaglia permanente”.
Come abbiamo più volte denunciato – dichiara la Cgil – si tratta di un ddl maschilista e classista, che vuole riformare il diritto di famiglia sovvertendone alcuni principi cardine che tutelano donne e figli. Vuole riportare – spiega – le donne indietro di cinquant’anni anni, non mette al centro il benessere dei bambini, ostacola la separazione rendendola di fatto accessibile solo a persone con reddito elevato, manca nella tutela dei diritti dei minori e soprattutto delle donne in situazioni di abusi e violenza”.
La mobilitazione sarà imponente – prosegue il sindacato di corso d’Italia – e attraverserà tutte le regioni, dal Nord al Sud della penisola, con sit in, cortei e incontri pubblici. Intanto, la petizione

Sanità: Cgil, Cisl e Uil urgente confronto con Governo per rilancio Servizio Sanitario Nazionale

Abbiamo assistito, durante questi mesi, a numerosi annunci da parte del Governo, sulla necessità di mettere in campo risorse finanziarie aggiuntive ed interventi strutturali, mirati al rafforzamento e al rilancio del servizio sanitario nazionale. La manovra finanziaria varata dal Governo non va però in questa direzione. A partire dal finanziamento del Ssn, che viene confermato, per l’anno 2019, allo stesso livello programmato dal precedente Governo”. E’ quanto dichiarano in una nota unitaria i Segretari Confederali di Cgil, Cisl e Uil, Rossana Dettori, Ignazio Ganga e Silvana Roseto che spiegano come “solo per il 2020 e 2021 è previsto un incremento, ancora insufficiente, inferiore persino all’andamento del Pil nominale, subordinato, comunque, alla firma del nuovo Patto per la Salute con le Regioni. 
Anche lo stanziamento di 50 milioni di euro, per la riduzione delle liste di attesa, rischia di essere insufficiente, a fronte di mancanza di risorse aggiuntive per nuove assunzioni di personale e per rinnovo del CCNL”.
Inoltre, avvertono i tre dirigenti sindacali “non c’è alcun riferimento al superamento del super ticket, una tassa iniqua che aggrava pesantemente i bilanci delle famiglie e in particolare di quelle meno abbienti. Il Servizio sanitario nazionale – proseguono – è interessato, ormai da diversi anni, da criticità che se non affrontate mettono a rischio la sua sostenibilità. A partire dalle disuguaglianze di salute sul territorio nazionale e dalla garanzia dei nuovi Livelli essenziali di assistenza, in vigore ormai da quasi due anni, ma ancora oggi non garantiti. Le misure, in materia sanitaria, predisposte dal

lunedì 5 novembre 2018

Dl sicurezza: Cgil, intervento sbagliato nel metodo e nel merito

Grave il ricorso alla fiducia paventato oggi dal Governo sul decreto immigrazione e sicurezza. Un intervento legislativo sbagliato nel metodo e nel merito, poiché non vi è mai stato confronto né con le parti sociali né con la società civile, e affronta la questione solo in chiave di ordine pubblico e di emergenza”. Così, in una nota, il segretario confederale della Cgil Giuseppe Massafra.
La risposta del Governo contro il dilagare di razzismo e xenofobia, contro violenze, soprusi e prepotenze è un decreto che punta a demolire il diritto d’asilo, a consegnare ai privati l’accoglienza, puntando a investire su grandi centri che alimentano corruzione e razzismo e scaricando sui territori costi, disagio e tensioni sociali”
Sul versante del contrasto alla criminalità il DL interviene modificando il codice antimafia in due punti, riducendone pesantemente l’efficacia. Lo si indebolisce – spiega in conclusione Massafra – attraverso la vendita ai privati dei beni confiscati e limitando il ruolo della società civile sul territorio, relegando a pura discrezionalità da parte dei prefetti la costituzione dei comitati permanenti per la gestione dei beni”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil