giovedì 18 febbraio 2010

Relazione al IV Congresso di SLC – CGIL BRESCIA Del Segretario Generale Angelo Andreoli

Graditi ospiti, delegate e delegati del IV° Congresso territoriale di SLC - CGIL di Brescia, benvenuti.
Non posso iniziare questa mia relazione senza ricordare che purtroppo il mondo continua ad essere pervaso dalla guerra e che vi sono nazioni dove intere generazioni nascono, crescono e muoiono senza conoscere altro che guerra.
Siamo di fronte a conflitti spesso dimenticati, a guerre asservite alle logiche perverse di poteri politici ed economici che utilizzano ogni strumento criminale contro popolazioni inermi.
Nelle nazioni dove sono in atto situazioni di guerra gli organismi internazionali e l'O.N.U. spesso non svolgono il ruolo per cui sono nati.
Vi è quindi l'urgenza che l'azione politica intervenga per una loro riforma.
Nel mondo vi è l'assoluta necessità che si diffonda la cultura della pace e dei diritti umani e che cresca un forte movimento di donne e uomini che chiedano a gran voce, a tutti i Governi del pianeta, di intervenire perché le riforme riassegnino, all'ONU e agli organismi internazionali, un ruolo efficace che permetta di intervenire affinché questi crimini abbiano a cessare !
Il Forum Internazionale per la Pace che si terrà a Perugia il 14 e 15 maggio prossimi è un importante opportunità, così come la marcia per la Pace, Perugia – Assisi, che si effettuerà il 16 maggio.
Propongo alle delegate e ai delegati che il nostro IV° Congresso assuma la decisione di aderire, come SLC bresciana, al Forum Internazionale e alla marcia della Pace.
* * *
Il sistema di sviluppo degli ultimi 20 anni, è stato fondato su una crescita insostenibile perché basata su un modello che ha prodotto disuguaglianza.
La riflessione sull'oggi non può che partire da una valutazione della crisi di questo modello di sviluppo e della crisi finanziaria ed economica.
L'emergere di nuove e grandi nazioni che sono divenute protagoniste del sistema finanziario ed economico del “Paese Globale”, ha prodotto sostanziali cambiamenti nei rapporti economici e politici e la crisi che si è sviluppata è lì a rappresentare la degenerazione dei mercati finanziari deregolamentati.
Questa drammatica situazione ha sconvolto l'economia reale di tutte le nazioni, dalle più ricche alle più povere, mostrando la sua vera causa d'origine che risiede in quei mercati finanziari dove sono state effettuate notevoli operazioni speculative.
Una finanza spregiudicata che non ha esitato a tramutare titoli senza alcun valore in denaro virtuale.
Il modello di globalizzazione degli ultimi due decenni, è cresciuto su ulteriori fattori di squilibrio : quelli delle bilance commerciali e quelli dei sempre maggiori indebitamenti.
Faccio un esempio: se in Cina, a causa del grave sfruttamento dei lavoratori e quindi di un bassissimo costo ...
della mano d'opera, abbiamo assistito ad un accumulo delle ricchezze provenienti anche dall'estero, negli Stati Uniti d'America abbiamo visto sollecitare il continuo indebitamento della popolazione finalizzandolo ad una sfrenata corsa al consumo.
L'enorme liquidità che si è generata, ha fatto allentare la vigilanza sui rischi e creato le premesse per l'attuale situazione di crisi.
Fin dagli inizi di questa, l'IRES – l'Istituto di Ricerca della CGIL – ha prodotto un'analisi che si sta rivelando assolutamente esatta : la crisi che si stava sviluppando negli USA, avrebbe colpito tutte le nazioni e se non affrontata opportunamente si sarebbe trasformata in crisi economica e sociale !
Il riconoscimento di ciò che è stato prodotto cioè l'aumento delle disuguaglianze sociali tra e dentro le nazioni stesse, costituisce, per noi, il punto da cui ripartire.
Vanno individuate ed affermate regole che permettano alla politica di recuperare quel ruolo che negli anni ha perso nei confronti dell'economia e della finanza.
Il modello liberista che ha governato l'economia mondiale va rimesso in discussione.
Noi pensiamo che debbano essere riportate al centro delle scelte politiche le persone, i loro diritti, i bisogni e le loro aspirazioni.
Per questo pensiamo che vada ridisegnata una condizione nella quale un'economia basata sul lavoro e uno sviluppo sostenibile diventino l'orizzonte al quale guardare e da offrire alle nuove generazioni.
* * *
Nel nostro Paese il Governo sta utilizzando questa difficile e delicata situazione come strumento pretestuoso per giustificare cambiamenti che ci porteranno oltre la crisi peggio di come ci siamo entrati !
Per mesi è stato negato che la crisi stesse profondamente intaccando il tessuto economico, produttivo e sociale dell'Italia.
Ora, il Governo dichiara che la crisi è superata senza averla mai ammessa ma quel che più conta, è che – unico Paese in tutta l'unione europea – nessuna scelta strategica a sostegno dei settori produttivi, dei lavoratori, dei pensionati, sia stata messa in campo.
A conferma di questo, ancora oggi il Governo ha presentato alle parti sociali una Legge Finanziaria vuota, che non da risposte alle centinaia di migliaia di lavoratori che hanno o che stanno perdendo il proprio posto di lavoro.
Di pari passo prosegue l'attacco del Governo allo smantellamento dello stato sociale.
I diritti contenuti nella Legga 300, la contrattazione collettiva, la previdenza, vengono additati come fattori di crisi e quindi da trasformare rapidamente.
Non a caso, proprio lo scorso mese di gennaio, il ministro Sacconi ha annunciato – che dopo le elezioni regionali di marzo – sarà presentato lo Statuto dei Lavori (è emblematica anche la scelta del titolo : il riferimento non sono più i diritti dei lavoratori ma è il lavoro !).
Quindi, come previsto nel “libro bianco” redatto dallo stesso ministro, si smontano l'insieme degli istituti normativi che compongono il diritto del lavoro e, in nome della semplificazione – altra parola magica di questo Governo – saranno previsti solo tre ambiti di tutela : la salute e la sicurezza nel lavoro; l'equa retribuzione; il diritto alla formazione e all'aggiornamento.
Peccato che sia già in atto lo smantellamento degli attuali diritti.
Sul primo punto : salute e sicurezza, viene definito il prevalere della responsabilità del lavoratore rispetto alla condizione nella quale è posto ad operare.
Il secondo : l'equa retribuzione non deriverà più da norme e contratti con valenza generale ma dipenderà dalla redditività dell'impresa che naturalmente va oltre la produttività e che si concretizzerà preferibilmente in partecipazione azionaria, con tutti i rischi che ne conseguono.
Il terzo punto : la formazione, questa sarà subordinata al bisogno tecnico produttivo deciso dall'impresa e quindi, non finalizzata all'acquisizione di competenze utilizzabili anche in una diversa dimensione di mercato.
E' ovvio che il ministro abbia fretta, perché è proprio lo strumento legislativo che rafforza e rende praticabile quello che viene chiamato “Statuto” e l'accordo separato sulle regole contrattuali da lui fortemente voluto.
E' proprio di fronte a questa fretta che noi dobbiamo coinvolgere le lavoratrici e i lavoratori in tutti i luoghi di lavoro.
E a proposito dell'accordo separato noi non possiamo rinunciare alla costruzione di nuove regole che definiscano il sistema della contrattazione.
Quell'accordo firmato senza la CGIL indebolisce il ruolo negoziale del sindacato e più che riformare le regole della negoziazione, getta le basi per il sindacato istituzionalizzato che, attraverso il sistema della bilateralità, gestirà le condizioni di vita dei lavoratori dentro e fuori la fabbrica.
E' stata una decisione fondamentale opporsi a quell'accordo che cambia la natura stessa del sindacato, modifica non solo nei contenuti ma anche nell'ideologia che lì è sostenuta : un sindacato che si accorda a prescindere dai mandati e dalla reale rappresentanza.
Quel modello non fa parte della nostra storia, non fa parte della nostra cultura e non può far parte del nostro futuro.
Pur essendo presenti grandi distanze, noi sappiamo che non possiamo prescindere da un vero confronto con CISL e UIL e che questo, va fatto nell'interesse di tutto il mondo del lavoro.
Per questo dobbiamo avviare una discussione di merito che faccia conoscere e permetta di riaffermare le proposte che il Comitato Direttivo nazionale della CGIL ha unanimemente messo in campo : la riunificazione del lavoro e la riaffermazione dei diritti fondamentali legati alle condizioni di vita e di lavoro;
la lotta al sommerso che si affronta anche sostenendo il riordino delle tipologie occupazionali, riportando a riaffermare il lavoro come stabile;
la omogeneizzazione ed estensione a tutte le forme di lavoro dei diritti contrattuali e legislativi, così da evitare che nei processi di esternalizzazione prevalga sempre la logica del massimo ribasso, della riduzione dei costi, della compressione dei diritti.
Non possiamo sottovalutare la determinazione con la quale tutto il Governo sta realizzando un programma che stravolge i capisaldi del sistema sociale e con essi, l'idea stessa di cittadinanza, di lavoro e dei fondamentali costituzionali.
Da subito la CGIL – tutta la CGIL – ha ben capito che non vi sarebbe stato un unico grande progetto di Legge da sottoporre al confronto con le parti sociali e al dibattito parlamentare, bensì la concretizzazione di quel disegno attraverso singoli atti, magari circoscritti, ma che insieme costituiscono lo stravolgimento dei diritti conquistati con le lotte e gli scioperi di quelle meravigliose generazioni di lavoratrici e lavoratori che hanno costruito questo Paese.
Vi è la consapevolezza di tutta la CGIL della gravità dell'intero piano che il Governo sta perseguendo, ma vi è anche la preoccupazione per un'opposizione che, francamente, non appare essere in grado di contrastare un'azione così determinata.
* * *
Già dal settembre 2008 e successivamente con lo sciopero del 14 novembre e poi quello del 12 dicembre dello stesso anno, la CGIL si è mossa perché il Governo varasse un piano in grado di affrontare la crisi e sostenere l'occupazione, l'estensione e l'allargamento degli ammortizzatori sociali.
A febbraio poi lo sciopero e la grande manifestazione nazionale che ha simbolicamente e concretamente unito i lavoratori privati e pubblici di FIOM e FP di fronte alla crisi e ancora, la grande e riuscita manifestazione nazionale di sabato 4 aprile.
Tutto il 2009 è stato, per la CGIL, un anno carico di impegni.
Sono state promosse iniziative e si è aderito anche a iniziative di altri : ad esempio per la difesa della libertà di stampa o contro il razzismo.
E ancora, oggi stiamo promuovendo proposte :
per un fisco più giusto che definisca un taglio strutturale alle tasse dei lavoratori e pensionati;
per l'avvio di una vera lotta all'evasione, perché più loro evadono più noi paghiamo;
per la difesa dei posti di lavoro e perché si intervenga a sostenere le situazioni di crisi così da evitare la chiusura di molte fabbriche;
per politiche di accoglienza e di integrazione che trasformino le nuove schiavitù in dignità e diritti, così da aiutare l'intero Paese a trovare una risposta adeguata alla crisi.
Per questo la CGIL ha proclamato uno sciopero di 4 ore per venerdì 12 marzo con manifestazioni di piazza su tutto il territorio nazionale.
Sappiamo che tutto è molto complicato, ma noi siamo la CGIL e non ci tireremo indietro neppure questa volta.
* * *
Oggi noi abbiano ben chiaro la grave situazione che vivono le lavoratrici e i lavoratori migranti.
Le scelte politiche operate dal Governo negano loro diritti fondamentali sanciti nella dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e anche dalla Costituzione italiana.
E' inaccettabile la violenza nei confronti di uomini che lavoravano alla coltivazione e alla raccolta di prodotti agricoli avvenuta a Rosarno.
La risposta del Governo è stata, ancora una volta, la rinuncia a difendere e ristabilire la legalità e, invece, si è scelto il trasferimento forzato dei lavoratori in altre zone del Paese.
Sabato 6 febbraio nella nostra città, si è tenuta una grande e riuscita manifestazione contro il razzismo e per l'integrazione, non è l'unica iniziativa in questa direzione tant'è che lunedì 1° marzo, vi sarà un'altra importante iniziativa contro il razzismo e lo sfruttamento caratterizzata da un titolo molto eloquente : una giornata senza di noi.
* * *
Settore Servizi Postali
Questo 2010 appena iniziato è sicuramente un anno decisivo per Poste Italiane e per l’intero settore dei servizi postali.
Dal gennaio 2011 prenderà il via la liberalizzazione del settore e questo avverrà in una fase in cui, molto probabilmente, ancora pesanti saranno gli effetti della crisi.
Poste Italiane ha presentato un piano di riorganizzazione del recapito e della logistica che prevede la riduzione di migliaia di posti di lavoro anche attraverso l’ incentivazione volontaria all’esodo.
Questa riguarderà tutti settori e l'obiettivo di P.T. è quello della riduzione di almeno 3000 unità nel corso del 2010.
Abbiamo già dato un giudizio negativo su tale progetto perché manca di respiro strategico.
Permane forte la preoccupazione che il recapito diventi un’attività sempre più marginale e staccata dalla rete di Mercato Privati, e dal Banco Posta e si realizzi, nei fatti la progressiva disgregazione dell’azienda che conosciamo.
Parrebbe questa un'iniziativa estemporanea perché ad oggi non ci è dato di sapere se e con quale piano industriale Poste Italiane e quindi il Governo, intenda affrontare l'avvio del processo di liberalizzazione.
Le domande più volte formulate rimangono in gran parte inevase:
come verrà definito, quali ambiti riguarderà, chi sosterrà e come il servizio universale oggi affidato a P.T.?
Quali regole saranno introdotte per evitare che la fine del monopolio si trasformi in un sistema concorrenziale basato sull'abbassamento del costo del lavoro e sulla riduzione dei posti di lavoro ?
Come si intende valorizzare il vero punto di forza dell'azienda, ovvero l'integrazione tra servizi innovativi, banco posta e servizi tradizionali come il recapito?
Tutte domande che non sembrano interessare le Poste ed il Governo quasi che il problema di confrontarsi con il mercato riguardasse altri soggetti.
Oppure, che si potesse perpetuare all'infinito una condizione di salvaguardia indipendentemente dalle reali capacità e professionalità presenti in azienda o dalla qualità del servizio offerto.
Tutto questo sta producendo una sorta di schizofrenia dove, a fronte dell'ipotetica positiva offerta di nuovi servizi legati al web e alla comunicazione elettronica, per ora solo sulla carta, riscontriamo la cronica assenza di progetti che permettano di affrontare la critica situazione di molti uffici e del recapito e contestualmente, vengono alimentati sogni e illusioni sulla Banca del Sud, rispetto alla quale – anche in questa occasione – esprimiamo tutta la nostra contrarietà.
Ma il 2010 è importante anche perché si apre la stagione del rinnovo della parte economica del CCNL.
In merito a quello delle P.T. – scaduto il 31.12.2009 – a fatica si sta avviando un confronto con le altre OO.SS.; e alle difficoltà derivanti dall'accordo separato, pesa sul settore anche l'anomala situazione sindacale che nelle Poste vede ben 6 sigle firmatarie del CCNL.
E' bene ribadire che per noi il contratto di settore rimane lo strumento fondamentale per evitare i fenomeni di precarizzazione del mercato del lavoro che inevitabilmente accompagnerebbero una liberalizzazione ad oggi priva di regole.
E' opportuno risottolineare anche che la nostra posizione in merito alle P.T. è sempre stata quella di salvaguardia dell'unicità di questa azienda.
Noi riteniamo che questo sia un elemento indispensabile non solo per il futuro dell'azienda ma anche per quello delle lavoratrici e dei lavoratori occupati.
E nell'ambito dei servizi postali vanno però citate anche le questioni che riguardano la TNT Post Italia.
Proprio la scorsa settimana, l'unico vero concorrente del recapito postale presente sul mercato nazionale, ha informato le OO.SS. di voler avviareuna nuova organizzazione del recapito fatta a giorni alterni e, in qualche realtà, anche su tre giorni.
La disastrosa conseguenza ditale operazione determinerà l'apertura di una procedura di mobilità per 95 lavoratori e contemporaneamente, la TNT ha ritenuto di dover disdettare tutti gli accordi aziendali.
Da subito il coordinamento nazionale di TNT ha richiesto, insieme alle altre OO.SS., di avviare un percorso relazionale con l'azienda ma contemporaneamente, di aprire la fase procedurale per iniziative di sciopero.
* * *
Settore TLC
La fase di espansione che è iniziata all’indomani dell’affrettata privatizzazione di Telecom Italia in questi ultimi anni è venuta meno.
La competitività tra diversi operatori ormai avviene in un mercato in cui i volumi di fatturato sono saturi sia nella telefonia fissa che in quella mobile.
Ne consegue che la scelta dei grandi gruppi è quella di concorrere sulla riduzione dei prezzi e delle tariffe, comprimendo i costi attraverso gravi e preoccupanti processi di esternalizzazione.
E' delle scorse settimane l'intervento delle OO.SS. nei confronti di Vodafone committente di servizi a DataCom che sta delocalizzando in Romania parte dei propri call center.
Le mancate scelte programmatiche da parte dei Governi che si sono succeduti negli anni, in un settore strategico come quello delle telecomunicazioni, hanno lasciato ampi spazi discrezionali alle multinazionali del settore.
Sono state definite unilateralmente da queste, strategie e riorganizzazioni tese a liberarsi di interi comparti e che hanno permesso di terziarizzare le attività produttive e di servizio da loro considerate non strategiche.
In questo contesto Telecom Italia ha fatto la sua parte, assecondando e promuovendo scelte di questa natura.
Stante alle notizie apparse sulla stampa nelle scorse settimane – e agli odierni rumorosi silenzi – accresce in noi il sospetto che tutto ciò si inquadri in una decisione già assunta, di cessione del gruppo agli spagnoli di Telefonica.
Il problema non è solo quello della vendita ad un’azienda straniera dell’ultimo pezzo pregiato delle telecomunicazioni italiane, cosa in sé grave e profondamente negativa in un settore così strategico e delicato.
Ma anche perché nessuna azienda straniera investirà mai le consistenti risorse necessarie per riammodernare le infrastrutture di rete.
L’Italia verrebbe così espropriata di un’azienda che ha le capacità e le potenzialità per operare in un sistema globale, con il risultato di ritrovarsi con un'azienda declassata a compagnia di telecomunicazioni di natura locale.
E’ indispensabile che SLC e la Confederazione producano un progetto complessivo che deve partire – anche in questo caso – dal mantenimento dell’unicità di Telecom Italia, così da avviare un serrato confronto con le altre organizzazioni sindacali per raggiungere – se possibile – una piattaforma comune.
Diventa questo un passaggio inprescindibile perché, purtroppo, la pratica degli accordi separati – anche in Telecom – non sarebbe una novità.
E' invece necessario portare il confronto in categoria così da delineare una posizione sostenuta e condivisa dai lavoratori e che impedisca al Governo di continuare ad eludere il problema così come ha fatto recentemente non finanziando gli investimenti sulla banda larga.
Un progetto che eviti a questo settore di impoverirsi continuando nella scelta scellerata degli scorpori e delle cessioni o, addirittura, avviando la tragica politica delle delocalizzazioni.
Questo eviterebbe di avere migliaia di esuberi nel settore e impedirebbe che l’Italia diventasse l’unica nazione dei paesi sviluppati a non avere un proprio gruppo nazionale che operi nel settore delle telecomunicazioni.
* * *
Settore Industria
Il settore Industria raggruppa in se tutta la filiera dai grafici ed editoria al poligrafico, dalla produzione della carta al cartotecnico ,sino alle aziende della pubblicità e anche qui, misuriamo tutta la gravità della crisi in atto.
La SLC è costantemente impegnata nella difesa dei livelli occupazionali e nella salvaguardia del sistema produttivo, ma le richieste di intervento – anche nella nostra provincia – sono sempre maggiori.
In questo settore, sempre più frequentemente anche per la SLC bresciana si è determinata l'esigenza di intervenire per siglare accordi su cassa integrazione e mobilità ma questi – sempre caratterizzati dalla volontarietà e all'accompagnamento alla pensione – sono sempre stati conseguenti alla condivisione e al mandato dei lavoratori interessati.
Per quanto concerne l'editoria, parto da una considerazione : il mondo dei giornali e dei quotidiani svolge da sempre un ruolo fondamentale nella divulgazione dell’informazione, della sua libertà e del pluralismo delle idee.
Sono questi temi fondamentali presenti nel dibattito in merito alla democrazia e sulla nostra Costituzione nazionale.
Purtroppo però siamo di fronte alla continua messa in discussione di ciò che davamo acquisito per sempre.
Il caso più recente è costituito dai provvedimenti presi dal Governo in un settore come l'editoria : dove anziché adottare provvedimenti di sostegno al settore, decide di intervenire con un ulteriori tagli ai contributi.
Questo mette in grave difficoltà un settore già di per sé in sofferenza ma non solo, mina in concreto la libertà d’informazione e noi consideriamo molto importante che la SLC Nazionale – in accordo con la CGIL – valutate le modalità di partecipazione aderisca alla giornata di lotta indetta dalla Federazione Nazionale della Stampa.
Per ciò che riguarda l'editoria scolastica, devo dire che è presente una forte preoccupazione perché il disegno di Legge del ministro Gelmini, anche se gli effetti sono stati prorogati al 2011, rischia di avere effetti pesanti anche sui livelli occupazionali.
Porre la necessità di tutelare il settore editoriale scolastico per noi vuol dire anche porsi il problema delle prospettive produttive ed occupazionali della filiera di produzione della carta.
E' questo, un settore legato in modo importante con il mondo dell'editoria e – anche in questo caso – già seriamente colpito dalla crisi dell’intero comparto internazionale della produzione cartaria.
Questa situazione persiste ormai da oltre 5 lunghi anni, con le conseguenze di chiusure di fabbriche ed il dramma della disoccupazione per tutte le lavoratrici e i lavoratori che sono stati privati del loro lavoro.
Anche in questo caso noi pensiamo vi sia la necessità e l’urgenza di una vera riforma.
Riforma che deve assumere il criterio della complessità che l'intera filiera rappresenta, e delle sinergie tra i diversi settori questo, come indirizzo generale che il Governo deve affrontare.
La Legge sull’editoria deve riguardare l’intero comparto dalla produzione della carta alle aziende grafiche alla rete di vendita, e non può essere scollegato dalla riforma della comunicazione e dell’emittenza.
A questo proposito il legislatore deve tenere in considerazione che i grandi gruppi industriali ormai interagiscono nelle tre direttrici : stampa, grafica ed emittenza radio televisiva ed internet, avendo come fonte primaria di finanziamento il mercato pubblicitario.
Se la nostra idea corrisponde alle vere esigenze del settore, anche noi abbiamo il dovere di cambiare gli assetti contrattuali dei settori da noi definiti dell’industria.
Va individuato il processo di unificazione contrattuale che salvaguardi le specificità di tutti i settori ma che deve sapere guardare a quell’obiettivo che porta ad un unico contratto nazionale di lavoro per l’intera filiera dell’industria.
Sappiamo che le resistenze sono grandi a partire dai settori più conservatori delle associazioni imprenditoriali.
Sono però convinto caro Massimo, che la proposta da te avanzata al coordinamento nazionale dell’industria deve essere l’obbiettivo che SLC persegue.
Noi abbiamo il dovere di costruire un orizzonte contrattuale che sia forte nei diritti nei salari e che unifichi le lavoratrici ed i lavoratori dell’intera filiera.
* * *
Il 29 novembre del 2005 a chiusura del nostro III° congresso, nel documento politico votato all’unanimità dalle delegate e dai delegati, veniva assunto l’impegno di avviare il rinnovamento organizzativo che consentisse un più efficace modo di operare.
Un rinnovamento che avrebbe coinvolto tutta la struttura di SLC a partire dal proprio Comitato Direttivo.
L'obbiettivo posto doveva essere la collegialità nelle scelte e nella direzione politica dell’organizzazione.
Devo dire che da subito i lavori del Comitato Direttivo si sono focalizzati per applicare le decisioni che il congresso aveva assunto ed affidato allo stesso.
Sono quindi stati realizzati i coordinamenti dei settori presenti nella nostra realtà territoriale bresciana : coordinamento del settore servizi postali; coordinamento settore delle Telecomunicazioni; e il coordinamento dei settori dell’industria.
Inoltre, da poco abbiamo riavviato la realizzazione del coordinamento per l’ambiente e la sicurezza.
Inoltre, si individuava la necessità che nella nostra categoria si costituisse una commissione per la formazione e l’informazione divulgata anche attraverso internet.
I coordinamenti come previsto nel documento sono divenuti il luogo per l’elaborazione e la definizione di proposte sulle politiche industriali e sulle politiche contrattuali in tutti i settori.
Questo ha permesso anche di discutere le piattaforme contrattuali e gli accordi in modo più preciso e specifico; cosa non possibile nel comitato direttivo di una categoria come la nostra che rappresenta più di 30 contratti nazionali di lavoro.
I coordinamenti di settore hanno svolto quel ruolo importante che stava negli obbiettivi oggi dobbiamo lavorare per confermare e rafforzare questa esperienza e offrirla come contributo a tutta SLC affinché questa nostra esperienza possa servire come esperienza anche per altri territori di SLC.
Le iniziative realizzate – e per una piccola categoria come la nostra sono state tante ed importanti – ne cito solo alcune :
il convegno sullo sviluppo economico e la cooperazione nell’America latina;
l’iniziativa per il centenario alla cartiera di Toscolano con la produzione del libro (cent'anni di storie e vita sindacale nella cartiera di Toscolano);
sono state realizzate grazie all'impegno delle delegate e dei delegati che quotidianamente rappresentano la nostra organizzazione e sono punto di riferimento di tante lavoratrici e lavoratori.
Anche a nome di Alberto e Duilio voglio ringraziare tutti a cominciare dal comitato direttivo che con passione e senso di appartenenza a lavorato rendendo possibile oggi di consegnare al congresso questi importanti risultati.
Riconosciamo alla segreteria tutta della Camera del Lavoro bresciana di avere sostenuto la nostra categoria in tutte quelle iniziative che in questi 4 anni abbiamo saputo costruire.
Sostegno mai formale, sia per il livello politico sia per quello economico.
La nostra categoria si è sempre riconosciuta nelle iniziative che la CGIL bresciana ha effettuato e anche grazie al lavoro collegiale del Direttivo di SLC siamo riusciti ad essere sempre partecipi a tutte la iniziative.

* * *
Graditi ospiti Care compagne e cari Compagni
Stroncata nel pieno della sua vita il 10 marzo del 2008 moriva la nostra Compagna LORETTA
Lo scorso anno il Comitato Direttivo volle ricordarla ad un anno dalla sua dipartita con una seduta in forma solenne e pubblica convocata in una sala del comune di Gottolengo paese dove era venuta al mondo ed era vissuta per parte della sua breve vita .

In quella circostanza ne ricordammo l’impegno politico nella FGCI e sindacale nella nostra categoria e dentro la CGIL .
Oggi 18 febbraio 2010 a venti giorni dal secondo anniversario della sua scomparsa nel ricordarla
IN QUESTO NOSTRO Congresso vorrei se ne sono capace ricordarla dedicandole una bella poesia di PABLO NERUDA dal titolo chi muore ( ode alla Vita) :

Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi , chi non cambia
la marcia , chi non rischia e non cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce .
Muore lentamente chi evita una passione ,
chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle “i” , piuttosto che
un insieme di emozioni , proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso , quelle che fanno
battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti .
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo ,
chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza,
per inseguire un sogno , chi non si permette almeno una volta
nella vita di fuggire ai consigli sensati .
Lentamente muore chi non legge, chi non viaggia,
chi non ascolta musica , chi non trova grazia in se stesso .
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima
Di iniziarlo , chi non fa domande sugli argomenti che
Non conosce, chi non risponde quando gli chiedono
Qualcosa che conosce .
Evitiamo la morte a piccole dosi , ricordando sempre che
Essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore
Del semplice fatto di respirare .
Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento
Di una splendida felicità ….

Credo che a LORY sarebbe piaciuta
LORETTA CONTINUERà A VIVERE NEI NOSTRI IDEALI NELLE LOTTE E NELLE CONQUISTE A LEI SONO CERTO CHE TUTTI NOI nel DIRLE ANCORA CON PROFONDO SENTIMENTO E PASSIONE GRAZIE , GRAZIE DI CUORE LE VOGLIAMO DEDICARE QUESTO NOSTRO CONGRESSO .

Nessun commento:

Posta un commento

Tutti i commenti saranno pubblicati purché privi di volgarità, offese, denigrazioni o attacchi personali.
I commenti che non rispettano queste regole elementari di buona educazione verranno cancellati.