venerdì 28 maggio 2010

Toghe e medici in rivolta, Cgil: sciopero

La mobilitazione contro la manovra finanziaria varata a Palazzo Chigi è già partita. Ricercatori e magistrati, dipendenti pubblici e medici, sono sul piede di guerra. Ieri Tremonti la protesta se l’è trovata in casa, assemblea infuocata dei dipendenti dell’Economia. E la Cgil si prepara allo sciopero generale. Uno stop di quattro ore, anche contro l’arbitrato: «Proporrò che si tenga entro fine giugno con manifestazioni aul territorio, annuncia il leader Guglielmo Epifani. E scandisce un calendario di mobilitazioni, in progress, che parte il 2 giugno: «Per noi deve celebrare i valori della Costituzione, lavoro e libertà di informazione». Poi la manifestazione nazionale di pubblico impiego, scuola, ricerca, già convocata a Roma per il 12 giugno. Slogan: «Solo sulle nostre spalle».
Perché quello è il sentimento generale di fronte all’iniquità di una «manovra scombinata, che divide il paese nei sacrifici, grava sul lavoro pubblico in tutte le sue forme, dall’università alla sanità agli enti locali. Non tocca in alcun modo i redditi medio alti o i patrimoni, grava sui lavoratori con l’innalzamento dell’età pensionabile e sui cittadini con i tagli agli enti locali che si tradurranno in una diminuzione dei servizi. Non prevede uno straccio di riforma, non mette in campo nessuna azione di sostegno allo sviluppo o a difesa dei redditi. Non pensa al futuro».
Lo schema che sta dietro alla manovra studiata a Palazzo Chigi è chiaro, Epifani lo sintetizza così: «Se sono un cittadino che guadagna 500 mila euro l'anno non dò neanche un centesimo alla manovra di risanamento, se sono un ricercatore, precario, impiegato, insegnate dò molto. Se sono un lavoratore Fiat devo comunque lavorare di più per aiutare il mio paese». Uno schema inaccettabile. «I sacrifici non li può fare solo una parte del paese», avverte il segretario della Cgil. Anche perché si tratta di sacrifici pesantissimi. Con ricadute drammatiche sull’occupazione. I conti che abbozzano Domenico Pantaleo leader di Flc-Cgil, e Rossana Dettori, segretario di Funzione pubblica, parlano di 1000 precari della ricerca, 26.500 precari
dell'università, 20 mila insegnanti e 45 mila precari del pubblico impiego che non avranno riconfermato il contratto perché la manovra ha deciso di dimezzare i fondi. Mentre per effetto del blocco del turn over salteranno 90 mila nuovi posti di lavoro. Per chi resta in servizio aumenta il lavoro e si bloccano i contratti. Mentre i tagli agli enti pubblici avranno una ricaduta drammatica sul lavoro delle cooperative sociali, che operano nei nidi e nell’assistenza agli anziani. La scuola sarà assai penalizzata.
La Cgil è la prima a pensare che ci voglia una manovra per correggere i conti pubblici, «anche perché noi, diversamente da altri, il debito pubblico non lo abbiamo mai dimenticato», spiega Epifani. Ma non così. La Cgil ha le sue proposte: una «addizionale di solidarietà per il futuro dei nostri giovani» sui redditi sopra ai 150mila euro; ripristinare l'Ici almeno sui redditi superiori a 90-100mila euro; aumentare dal 5 al 7% la tassazione per il rientro dei capitali.
Anche il resto d’Europa ha scelto un’altra strada, osserva Epifani: Zapatero ha appena varato una manovra aggiuntiva di 5 miliardi a cui corrisponde un prelievo sui redditi medio alti e Cameron «che non è un pericoloso estremista», tassa di 6 miliardi le banche, mentre anche Angela Merkel ha dato il via a una operazione di tassazione che ridistribuisce i sacrifici su tutti. «Di quell’equità ad ora nella manovra italiana non c’è traccia», attacca il segretario della Cgil, che si cita le parole del presidente della Repubblica. E chiede al Parlamento di tenere conto del suo richiamo. «Sacrifici e rigore sì - ripete con Napolitano - ma con equità». E politiche che sostengano sviluppo e occupazione.
Fonte: Mariagrazia Gerina - L'Unità

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