venerdì 4 novembre 2011

RIPRENDIAMOCI IL CAMPO

La crisi globale dell'economia e della finanza sta mutando profondamente gli equilibri mondiali e mette con tutta evidenza in discussione questo modello di sviluppo. In Italia, un Governo ormai privo di qualsiasi credibilità internazionale, condizionato dagli interessi personali e dalle vicissitudini giudiziarie del Presidente del Consiglio, non ha saputo contrastare gli effetti peggiori della crisi, trascinandoci in una situazione ormai insostenibile sotto ogni punto di vista: istituzionale, politico, economico e morale.
Il nostro Paese è oggi, fermo, prostrato, sfiduciato, incapace di investire sul proprio futuro. Un Paese dove soprattutto ai giovani viene negata una prospettiva decente di vita e di lavoro. La disoccupazione giovanile sfiora, infatti, il 30% contro il 20% del resto d'Europa; sono due milioni i giovani che non studiano, non lavorano e non sono nemmeno inseriti in percorsi di formazione; cresce il numero - in Lombardia più che altrove - di giovani e soprattutto di donne che rinunciano alla ricerca di un posto di lavoro.
Le manovre economiche e finanziarie che si sono succedute in questi due anni, ed in modo particolare le due che sono state approvate tra luglio e inizio settembre, hanno un segno fortemente depressivo, dove nulla è previsto per stimolare la crescita, ed hanno un carattere di profonda e ripetuta ingiustizia perché fanno ricadere su una sola parte del Paese - quella più verificabile o più debole o meno garantita - il costo di un risanamento necessario ma che non sarà raggiunto in ragione del fatto che non si punta alla ripresa ed allo sviluppo.
I tagli insostenibili a Regioni ed Autonomia locali non solo hanno la conseguenza di ridurre i servizi ai cittadini ed aumentare l'imposizione fiscale, ma determinano un corto circuito tra i livelli istituzionali ed amministrativi, impedendo nella sostanza a Regioni ed Autonomie Locali di esercitare le funzioni ad esse attribuite dallo Stato.
Noi pensiamo che non sia più possibile rassegnarci a questo stato di cose: l'Italia deve ripartire, voltare pagina, rinsaldare i capisaldi della convivenza civile, come più volte richiamato dal
Presidente della Repubblica nella sua incessante azione di garante delle Istituzioni.
L'Italia ha bisogno di una diversa politica economica e sociale e di riscoprire l'etica della responsabilità pubblica e dell'azione di governo.
In questo contesto, per la gravità della situazione in cui versa il nostro Paese, pensiamo che sia necessario, mettere in campo un nuovo protagonismo civile. Per queste ragioni, noi chiediamo:
  • il rispetto della Costituzione, delle funzioni dei diversi poteri dello Stato e del recente esito referendario, ponendo fine all'irrisione del ruolo del Parlamento - chiamato soltanto a votare la fiducia su pacchetti blindati - ed alla permanente denigrazione del ruolo fondamentale di controllo svolto dalla Magistratura; 
  • una diversa politica economica che incentivi la ripresa e l'occupazione, promuovendo coerenti politiche industriali e terziarie, investendo risorse pubbliche e private su ricerca, formazione, scuola e università; per politiche che coniughino lavoro e formazione: nel sostenere la centralità del lavoro nelle sue diverse declinazioni (manuale, tecnico, professionale ed intellettuale) è necessario rilanciare un sistema di formazione continua e qualificata;
  • la definizione di due progetti prioritari per lo sviluppo del Paese: un piano straordinario per l'occupazione giovanile ed uno per il Mezzogiorno; giovani e Mezzogiorno devono diventare risorse fondamentali per il futuro dell'Italia; il rilancio di una politica di sostegno della cultura e valorizzazione del patrimonio artistico nazionale;
  • un sistema fiscale che torni ad essere fondato sul principio della progressività e dell'equità, attraverso anche un'imposta sui grandi patrimoni, incentivi selettivi alle imprese che fanno innovazione, investono e creano occupazione stabile; decisivo per questo è riprendere un'organica azione di contrasto all'elusione e di lotta all'evasione fiscale;
  • un welfare rinnovato e più efficiente, ma anche più inclusivo, che si coniughi con la lotta alla povertà oggi in crescente aumento anche in Lombardia; il ripristino dei cardini della riforma previdenziale del 1995, fondata sull'equilibrio tra diritti acquisiti, garanzia delle prestazioni anche per le nuove generazioni e flessibilità dell'età pensionabile in relazione a criteri oggettivi quali l'aspettativa di vita;
  • il ripristino dei trasferimenti necessari a Regioni, Province e Comuni a garantire l'erogazione dei servizi essenziali quali sanità, assistenza e trasporto pubblico locale; l'allentamento dei vincoli del Patto di Stabilità per gli enti virtuosi è subordinato al finanziamento e alla realizzazione di opere di pubblica utilità, necessarie per rimettere in moto l'economia e rilanciare l'occupazione;
  • la cancellazione dell'articolo 8 dell'ultima manovra e la riconsegna all'autonomia delle Parti Sociali delle materie inerenti la contrattazione;
  • una seria e coerente riduzione dei "costi della politica" che porti più efficienza e moderazione nelle spese senza mortificare l'esigenza di partecipazione democratica dei cittadini.

Per questo, alle Province, ai Comuni ed in particolar modo alla Regione Lombardia chiediamo non solo di mantenere ferme le richieste unitarie al Governo di mo­difica della manovra, ma anche di farsi promotori - ciascuno per le proprie competenze e responsabilità - di politiche che promuovano la ripresa e lo sviluppo dei territori, sostenendo l'economia, il lavoro, l'occupazione ed il sistema delle imprese.
Per queste ragioni, vogliamo dare appuntamento a tutti coloro che vogliono bene all'Italia e non cessano di indignarsi di fronte al degrado delle istituzioni e alla negazione di futuro cui siamo condannati da un Governo screditato nel mondo e che ha fallito in Italia,
SABAT012 NOVEMBRE 2011 alle ore 14,30 a MILANO
ai Bastioni di Porta Venezia - Conclusione in piazza Castello


per una manifestazione regionale aperta al contributo e all'apporto dei componenti della società civile, del mondo del lavoro, del mondo associativo e delle cittadine e dei cittadini.



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