venerdì 17 ottobre 2014

Il Jobs Act danneggia le donne

“Marta”, precaria, oggi è più serena: ha appena scoperto che grazie al Jobs act non sarà più discriminata rispetto a “Francesca”, part time, ma a tempo indeterminato. Finalmente giustizia verrà fatta, perché l’art.18 verrà tolto anche a lei! Non è più tempo di lavoratori di serie A e di serie B, siamo tutti uguali. Oggi poi, entrambe hanno una certezza in più: gli 80 euro che prenderanno se decideranno di mettere al mondo un figlio. Magari non avranno più un lavoro, perché un imprenditore sarà stato “giustamente libero” di licenziarle. Ma questo poco importa visto che i pannolini saranno assicurati. Era tutto così semplice!
E noi che per anni abbiamo invece lottato per avere politiche in grado di incentivare l’occupazione femminile, che abbiamo immaginato fosse necessario un welfare in grado di supportare le mamme, che servissero azioni concrete in grado di conciliare i tempi di vita e quelli di lavoro, che servissero i nidi e gli asili pubblici, che servisse un salto culturale in grado di creare le basi per una reale condivisione dei carichi familiari per far sì che di fronte alla nascita di un bambino non fosse automatica la scelta di sacrificare le donne chiedendo loro di stare a casa, che abbiamo sempre sostenuto che la maternità deve essere un diritto universale… Perché, caro Renzi, questi nuovi 80 euro sono importanti, ma se rappresentano l’unica risposta non servono a nulla. Eppure, anche su questo governo ed esperti non sembrano intenzionati a ragionare.
Quale sarà l’effetto del Jobs act sull’occupazione femminile? Cosa accadrà alle lavoratrici dei call
center, dell’emittenza, dell’editoria, dello spettacolo, dei servizi postali? Quante di loro perderanno il lavoro senza avere il diritto di difendersi?
Quante donne faranno la scelta, oggi ancora più coraggiosa, di mettere al mondo un bambino, con tutta l’incertezza in più che si sta generando? E allora, a chi pensa che per affrontare i problemi basti la simpatia briosa di un tweet scoppiettante, noi diciamo che il 25 ottobre saremo in piazza, per denunciare i problemi reali, insieme alle lavoratrici “di serie A” e a quelle “di serie B”, insieme a tutte le “Marta” e a tutte le “Francesca”, che conosciamo bene, ma anche insieme ai loro nonni, che noi non abbiamo dimenticato… #nonantagonistimaprotagonisti, tutti insieme, perché, caro Matteo, #TuTogliIoIncludo!

Barbara Apuzzo
Segretaria nazionale e Responsabile Coord. Nazionale Donne Slc Cgil

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