lunedì 28 settembre 2015

Casa: Cgil, Sunia, Udu, per 600 mila studenti fuori sede 80% budget in affitto

Circa 600.000 studenti universitari sono fuori sede, si stabiliscono in altre città della propria o di altre regioni affrontando spese che incidono pesantemente sui redditi delle famiglie. Essere fuori sede in questo momento di crisi economica è sempre più difficile: a fronte di un quasi inesistente supporto pubblico, costi insostenibili del mercato privato, prevalenza di forme di irregolarità, illegalità ed elusione fiscale, l'accesso allo studio è strettamente legato alla capacità di sostenere soprattutto i costi abitativi. Questo quanto emerge da uno studio dell'Ufficio Politiche abitative della Cgil nazionale che, in collaborazione con il Sunia e l'Unione degli universitari, ha elaborato il vademecum '"Abitare" per gli studenti universitari fuori sede'.
Dall'indagine effettuata a supporto del vademecum, si apprende che per gli studenti fuori sede il costo principale è quello legato all’affitto di un posto letto, di una stanza singola o di un monolocale, spesa che incide fino all'80% del proprio budget e che per il 30% degli intervistati comporta una difficoltà per le famiglie. A fronte di questa situazione il sistema di diritto allo studio universitario italiano appare inadeguato: offre infatti un posto letto in strutture organizzate solo al 2% degli studenti, contro il 10% di Francia e Germania e il 20% di Danimarca e Svezia.
Secondo quanto calcolato da Cgil, Sunia e Udu la voce di spesa che segue quella dell'affitto comprende Tasse e Contributi Universitari, quantificati in base al proprio indicatore ISEE, alle quali bisogna aggiungere la Tassa Regionale per il Diritto allo Studio. Oltre ai costi delle rette universitarie, lievitati del 5% solo nell'ultimo anno,
gli studenti devono affrontare poi le spese legate all’acquisto dei libri e dei materiali didattici, cui si aggiungono quelle per le utenze, i pasti ed i costi dei trasporti.
Dallo studio si evince che, nonostante le realtà siano molto variegate, profondamente legate al territorio e ai redditi, i costi complessivi per il mantenimento all'Università sono comunque alti. Molto dipende dalla città dove si sceglie di studiare, le più care sono Milano e Roma, e a quale facoltà ci si iscrive, le più costose sono Medicina, Ingegneria e Architettura. Effettuando una semplificazione e considerando gli scaglioni medi di reddito familiare individuati dall'ISTAT, nello studio si calcola che, mediamente, le spese essenziali indifferibili per uno studente fuori sede incidono per il 23,8% sui bilanci delle famiglie, variando da un minimo del 21,44% al nord-ovest, al 31 delle isole.
Considerando le voci di spese minime (atenei più piccoli con tasse di iscrizione solitamente meno costose e affitti meno alti, facoltà umanistiche con costi dei libri e materiali didattici più contenute, sistemazione in camere condivise con altri studenti) e massime (facoltà scientifiche in atenei dei centri urbani maggiori e sistemazione in camere singole), le incidenze delle prime variano da un minimo del 14,7% nel nord-ovest a un massimo del 21,27% nelle isole. Per le condizioni più onerose, invece, le incidenze variano da un minimo del 39,81% nel nord-ovest ad un massimo del 57,59% delle isole.

Dai dati analizzati nel vademecum appare quindi evidente come la spesa principale per uno studente fuori sede sia quella della casa e come il prezzo del contratto di affitto sia legato a doppio filo al diritto allo studio. E questo nonostante sia in vigore una normativa a tutela dei diritti degli studenti fuori sede, la Legge 431 del 1998, che, appunto, spesso non viene applicata.

Per questo Cgil, Sunia e Udu hanno elaborato il vademecum con le indicazioni su come comportarsi e i riferimenti normativi, e rivolgono un invito agli studenti universitari: "chi ha un contratto già in corso deve leggerlo attentamente e verificare che il canone e le clausole corrispondano alla normativa nazionale; chi sta cercando casa, deve chiedere sempre in modo esplicito al proprietario il rispetto della legge 431. In ogni caso - ricordano infine - è possibile, rivolgersi ad agenzie create e controllate dagli enti locali e dalle associazioni di categoria, e c'è il numero verde della Guardia di Finanza, il 117".
Fonte: Ufficio stampa Cgil

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