mercoledì 28 ottobre 2015

Telecom: Slc Cgil, vertici curano proprio futuro, non azienda

Ieri è stato sottoscritto un accordo, firmato da 37 membri del coordinamento sui 71 di cui è composto, coordinamento peraltro scaduto dal mese di maggio, che disciplina i contenuti dell’accordo separato sottoscritto in data 7 settembre.
In questo modo, mentre il Paese reale discute:
  • del riassetto societario di Telecom e di quali saranno gli indirizzi che il nuovo azionista di riferimento (ndr Vivendi) vorrà imprimere all’azienda e se i suoi vertici, i cui contrasti sono sempre più evidenti, saranno o meno confermati;
  • di quale modello organizzativo sarà adottato in Open Access per mettere al riparo l’azienda dalle sanzioni milionarie, erogate dall’AGCom e confermate da due gradi di giudizio per le evidenti disfunzioni del servizio erogato agli altri operatori telefonici, e di quali ricadute organizzative ci saranno per effetto dell’annunciata Pax Regolatoria da parte dell’Amministratore Delegato;
  • del perché i vertici di Telecom abbiano riaperto il dossier “metroweb” dopo aver dichiarato solo pochi mesi or sono di considerarlo chiuso e di ritenere dannosa per l’azienda la costituzione di una nuova società in cui far partecipare tutti gli operatori telefonici per la realizzazione della banda ultra larga, e di quali potrebbero essere gli impatti di una società che realizzerà la rete di nuova generazione lasciando in Telecom solamente l’attuale rete che non potrà che viaggiare verso un lento ma inesorabile declino;
  • del perché esiste una gestione organizzativa tutta incentrata su appalti e consulenti che spreca risorse ingenti con una qualità pessima del servizio, a scapito del personale interno la cui prestazione non sempre è satura;
  • del perché Telecom abbia abbandonato i processi di internalizzazione, che tanti risparmi hanno consentito, riaprendo il rubinetto ad appalti facili la cui utilità non è configurabile per i vantaggi portati all’azienda vista la totale assenza di trasparenza e gli evidenti rischi di corruzione che questi generano mentre tutti si interrogano su questi temi ripresi da tutti gli organi di stampa il tavolo sindacale di Telecom Italia discute di altro.
Non si parla di riorganizzazione del lavoro, non si interviene sugli sprechi noti a tutti e denunciati ripetutamente dai lavoratori, non si modificano le politiche che portano Telecom a non vendere i servizi di banda ultra larga, non si inducono soluzioni in grado di rimettere l’azienda al centro della competizione sul mercato ma …a fronte di una dichiarazione di esuberi presentata dall’azienda solo nel mese di luglio 2015 (a essere maliziosi si potrebbe pensare a una correlazione con la multa di 270 milioni di euro somministrata a Telecom da AGCom per le inefficienze riscontrate nei servizi resi agli OLO) visto che nei mesi precedenti l’azienda spiegava al mondo finanziario la necessità di realizzare 4000 assunzioni, si firma a settembre un accordo che certifica 2800 esuberi in Telecom Italia, che diventano:
  • 330 mobilità volontarie;
  • 2600 esuberi gestiti con la solidarietà
  • 3265 da gestire attraverso l’articolo 4 della legge Fornero.
Così, se tutti gli strumenti individuati fossero utilizzati nei prossimi due anni ci sarebbe una riduzione di quasi 6000 unità lavorative.
Il tutto con una superficialità stupefacente, perché si ammette la non esistenza di esuberi reali (che, infatti, in nessun tavolo sono stati motivati e individuati), sostanziando che la solidarietà è necessaria a pagare il costo delle uscite anticipate da realizzarsi con l’articolo 4 della legge Fornero: in altre parole per incoraggiare l’uscita anticipata dei lavoratori i costi andranno sostenuti dai colleghi che resteranno in servizio. Tanto è vero che l’uscita con l’articolo 4 è prevista anche in quei settori in cui gli esuberi non esistono anzi si realizza lo straordinario, in misura totalmente difforme alle previsioni di legge.
In questo modo si caricano 22 o 23 giornate di solidarietà a oltre 30000 lavoratori (l’approssimazione del testo indica valori diversi secondo la pagina che si legge) causando una pesante decurtazione del salario configurabile in oltre 1000 euro all’anno per i livelli medi e di molto superiore per i livelli alti, per finanziare uscite anticipate aumentando il ricorso al lavoro in appalto.
Un capolavoro di finanza creativa che porterà Telecom ad avere un peggioramento dei propri conti perché la minore attività gestita internamente dovrà essere appaltata all’esterno.
Però l’azienda si dimostra magnanima e concede ai propri dipendenti la possibilità di avere un prestito da 75 a 1010 euro anno secondo il livello da restituire quando la solidarietà sarà terminata. Infine si gioca il Bonus: se tutti saranno bravi e silenti ci potrà anche essere un premio, sempre alla fine della solidarietà, che sarà concesso su decisione unilaterale dell’azienda, in pratica se sarete buoni può darsi che il prestito non dovrete rimborsarlo. Peccato che quel pagherò dovrà essere erogato da un gruppo dirigente sicuramente diverso dall’attuale.
Infine, si ricorre all’invidia sociale e dopo aver dichiarato al mondo gli investimenti miliardari da realizzare sulla rete, dopo le sanzioni per le disfunzioni di Open Access si decide, al di fuori di un modello di organizzazione del lavoro come realizzato nel 2013, di introdurre una banca ore obbligatoria per il personale di rete cui sarà corrisposto solamente il 40% del salario dovuto per lo straordinario realizzato; io ti chiamo a lavorare, tu sei obbligato a intervenire ma ti pagherò solo una parte di quanto ti devo.
Da ultimo, per sorridere un poco, dopo non aver rispettato le intese definite nel marzo del 2013 inerenti la riprofessionalizzazione del personale, si concede un tavolo da aprirsi entro l’anno per parlare di  riprofessionalizzazioni. Se non stessimo parlando della 5ª azienda del Paese ci potremmo anche ridere sopra, invece quanto prospettato rappresenta una vera e propria drammaticità.
Questo importante piano è stato governato dal nuovo responsabile del personale (struttura pomposamente ridefinita come People Value ‐ valore alle persone) che più volte ha dichiarato che per fare accordi come quello del marzo 2013 bastavano quelli di prima, lui è stato voluto per realizzare cose nuove e di valore …. dobbiamo ammettere che a noi sfugge sia il nuovo sia il valore.
E’ evidente che SLC CGIL continuerà a opporsi a questo accordo perché sbagliato per gli interessi dell’azienda e inutilmente costoso per le tasche dei lavoratori.
Lo farà continuando ad attivare tutte le iniziative necessarie a partire dal ricorso ex. articolo 28 legge 300/70 depositato in questi giorni per sancire la violazione della procedura di certificazione degli esuberi che se accolto farà cadere l’intero castello su cui sono stati costruiti gli accordi.
Lo farà denunciando l’abuso nell’utilizzo degli ammortizzatori sociali, considerato che non esistono esuberi determinati da cali di volumi o riorganizzazioni aziendali e che gli stessi non sono stati ne individuati né motivati.
Lo farà sui posti di lavoro, denunciando quotidianamente gli sprechi, gli abusi, l’incapacità organizzativa e le pratiche per aggirare le norme sull’utilizzo degli ammortizzatori.
Le lavoratrici e i lavoratori di Telecom Italia hanno un modo per essere protagonisti del loro futuro: dopo aver dichiarato l’illegittimità delle procedure con cui la CGIL ha aperto le elezioni per il rinnovo delle RSU, oggi Fistel e Uilcom vi hanno aderito ed è stata definita l’intesa per votare il 19 e 20 gennaio prossimi venturi; con quel voto si potrà scegliere il modello di sindacato cui affidare il compito di negoziare il proprio destino professionale, un’occasione da non perdere per rispondere a chi, nel segreto di una stanza, si ostina a volerli rappresentare senza mai avviare un confronto vero con loro.

La Segreteria Nazionale di SLC‐CGIL

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