mercoledì 25 novembre 2015

Tutela del lavoro e tutela ambientale, un binomio che non può più essere contrapposto

Il comitato esecutivo di UNI Global Union Mondiale ha approvato la necessità urgente di una mobilitazione contro il cambiamento climatico. “Il clima stabile è un diritto umano, prendersene cura non è un’opzione“, questo lo slogan lanciato dal Segretario Generale e raccolto all’unanimità dalla platea.
Per troppi anni il Sindacato ha oscillato nell’errata contrapposizione tra tutela del lavoro e tutela ambientale, un binomio che ormai non può più essere contrapposto e per il quale, il sindacato, deve farsi portatore di proposte in grado di incidere sui fenomeni che stanno mettendo in serio pericolo il nostro futuro prossimo.
Recentemente è cresciuta, con sempre maggiore evidenza, la consapevolezza di come sia impossibile tutelare il lavoro senza preoccuparsi dei cambiamenti climatici in atto sul pianeta. Sono infatti migliaia i lavoratori che ogni anno perdono il lavoro a causa di fenomeni metereologici estremi e talvolta imprevedibili che si fanno sempre più frequenti.
Numerose le testimonianze dei rappresentanti sindacali degli Stati Uniti, Sud America, Asia, Africa che hanno riportato le drammatiche ripercussioni di Tornado, alluvioni e tempeste che oltre a seminare lutti, hanno spazzato via o reso inutilizzabili impianti produttivi, aziende di trasformazione
e di servizi con le relative attività correlate.
Un fenomeno che in misura minore cominciamo a conoscere bene anche noi. Le immagini del nostro Paese squassato da esondazioni e smottamenti che mettono in ginocchio soprattutto piccole e medie imprese sono, purtroppo, sempre più ricorrenti, con conseguenze talvolta tragiche per chi ha perso tutto e non ha la forza per risollevarsi.
Di fronte a tali fenomeni è certamente importante mettere in sicurezza il nostro martoriato territorio ma senza dimenticare che in tal modo si curano, prevalemtemente, solo gli effetti e non la causa di un problema che nei prossimi anni potrebbe assumere dimensioni vastissime con costi enormi.
I dati disponibili e ormai consolidati, presentati dalla comunità scientifica, ci preannunciano una riduzione delle terre emerse ed un inaridimento di vastissime aree del Pianeta. Una condizione disastrosa che potrebbe costringere centinaia di milioni di esseri umani a migrare per la propria sopravvivenza.
Tanti enormi sforzi che si stanno mettendo in campo per tutelare i lavoratori nelle aree del terzo mondo potrebbero dunque risultare inutili nel giro di pochi anni. Per esempio nel solo Bangladesh, dove UNI sta lavorando duramente per proteggere la vita dei lavoratori dopo il disastro Rana Plaza, il cambiamento climatico potrebbe mettere sulla strada dieci milioni di persone.
Se non verranno avviate iniziative urgenti per arginare questi sconvolgimenti, le conseguenze sociali e politiche sarebbero senza precedenti, con molti governi tentati di stabilire regimi autoritari per proteggere i propri confini e finendo per mettere in discussione anche principi democratici e libertà individuali.
In un discorso appassionato, Samantha Smith, leader del WWF International Global Climate Energy Initiative, ha illustrato la situazione al Comitato Esecutivo UNI Global e chiesto al movimento sindacale, in tutto il modo, di giocare il proprio ruolo.
Il Sindacato può infatti contribuire alla sensibilizzazione dei lavoratori e far crescere nell’opinione pubblica la consapevolezza sulla necessità impellente di prendere provvedimenti, tenendo conto che sono necessari anni perché questi diano i primi risultati concreti. I Sindacati hanno inoltre la legittimità politica di poter organizzare e mobilitare i lavoratori affinché si proceda, in tutti i settori, ad una transizione che veda l’abbandono di procedure lavorative e l’utilizzo di materie che mettono a rischio, oltre all’atmosfera, la salute dei lavoratori e delle comunità che gravitano in quelle aree produttive.
Una testimonianza concreta del ruolo del sindacato è venuta dai rappresentanti delle Poste norvegesi che hanno raggiunto un accordo con l’Azienda per l’adozione di un parco veicoli totalmente elettrico. Un progetto che per le asperità climatiche e morfologiche del Paese ha riscontrato, inizialmente, molte diffidenze ma che al termine della sua realizzazione ha dimostrato di essere assolutamente efficiente ed efficace. L’esperienza norvegese è solo una goccia nel mare ma se tale esempio fosse seguito nel mondo da tutte le società di recapito e dalle numerose aziende di servizi e distribuzione che dispongono di parchi veicoli l’abbattimento della quantità di CO2 emessa ogni giorno nell’aria sarebbe enorme.
Il Sindacato, dunque, può e deve prendere posizione in ogni Paese, nell’ambito del dialogo sociale con Imprese e Governo, al fine di stimolare una transizione industriale che comporti uno spostamento degli investimenti finanziari dai combustibili fossili verso le energie rinnovabili, l’efficienza energetica, il riciclaggio e il riutilizzo, contribuendo, in tal modo, anche alla creazione di nuovi posti di lavoro.
Il 30 Novembre 147 delegazioni governative, in rappresentanza di altrettanti Paesi, si riuniranno a Parigi per la XXI conferenza ONU sui cambiamenti climatici. Un appuntamento di estrema rilevanza che rischia però di non ricevere la giusta attenzione da parte dell’opinione pubblica mondiale. La grande marcia, prevista per domenica 29 novembre a Parigi è stata annullata a seguito dei tragici eventi che hanno recentemente sconvolto la Francia e l’intera Europa. Una ragione in più per mobilitarci e contribuire alla piena riuscita delle manifestazioni programmate nelle altre capitali europee, tra le quali Roma. Un appuntamento dal quale deve salire forte il messaggio che non c’è altro tempo per passare dalle parole ai fatti.

Roma 25-11-2015
 Maurizio Feriaud
Ufficio Internazional

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