giovedì 10 dicembre 2015

Il senso di Telecom per le Istituzioni

In questi giorni il Ministero del Lavoro sta conducendo una scrupolosa istruttoria sulla richiesta di attivazione dei Contratti di Solidarietà per Telecom Italia. Noi, come del resto ampiamente annunciato da mesi, abbiamo ritenuto opportuno coinvolgere il ministero del lavoro per verificare la congruenza degli esuberi dichiarati e, soprattutto, delle soluzioni previste per il loro assorbimento. Avremmo preferito percorrere la strada prevista dalle norme, ovvero arrivare all’eventuale ammortizzatore sociale ed alla sua quantificazione dopo una attenta analisi della situazione aziendale, settore per settore, partendo dalle riqualificazioni e dalle reinternalizzazioni delle tante, troppe, attività ancora svolte fuori dal perimetro aziendale. Si è preferito fare il contrario, partire dai risparmi attesi e poi quantificare esuberi e quantità di ammortizzatore sociale. Evidentemente quanto diciamo da tempo deve esser suonato bizzarro solo negli uffici di Telecom Italia.
La cosa che sorprende è la reazione di Telecom Italia all’istruttoria Ministeriale. Infatti in queste ore l’azienda sta predisponendo i calendari della solidarietà confermando la partenza da gennaio a prescindere dal fatto che nel frattempo sia arrivata o meno la firma ministeriale. E’ chiaro che si tratta di un ulteriore elemento di pressione ma, a nostro parere, in questo caso siamo in presenza di un atto di
arroganza che denota, se ancora ce ne fosse bisogno, l’insofferenza dell’attuale management azienda a qualsiasi forma di critica o anche solo di volontà di approfondire.
Per parte nostra quello che pensiamo della deriva presa da Telecom Italia è ampiamente noto. Al di la delle questioni tecniche dell’ammortizzatore sociale, per le quali abbiamo pieno rispetto del lavoro di approfondimento da parte del Ministero del Lavoro e del quale semmai giudicheremo in piena libertà ed autonomie le scelte, rimane la questione politica di un accordo che certifica 6000 esuberi ad un gruppo dirigente aziendale che al MiSE ha completamente taciuto ciò che stava per accadere negli assetti societari, organizzativi e regolatori, tutti elementi che non sono neutri riguardo il futuro occupazionale di Telecom dal momento che rischiano seriamente di cambiare il perimetro aziendale (e francamente non si capisce come questo contratto di solidarietà che evidenzia degli esuberi molto “flessibili” e nulla dice su come si assorbono possa essere considerato una tutela di fronte al rischio reale che si arrivi ad uno scorporo della rete Telecom col conseguente acquisto, per esempio da parte di Orange, di ciò che rimane di Telecom Italia). 
Ma anche qui purtroppo siamo stati del tutto inascoltati quando, da luglio, abbiamo chiesto con forza l’attivazione di un confronto con Azienda e Governo sul futuro di Telecom prima di fare accordi che ipotecano seriamente il futuro, incontro che era urgente a settembre e che ora appare indispensabile (francamente è del tutto insufficiente, se non addirittura offensivo, strappare una promessa di incontro con il Ministro dello Sviluppo Economico che si sarebbe dovuta svolgere ormai due mesi fa quando fu firmato l’accordo separato e non avere neanche l’accortezza almeno di reclamarla oggi di fronte alle notizie molto poco rassicuranti che riguardano il futuro dell’azienda. Ma evidentemente l’urgenza era quella di certificare gli esuberi).
Purtroppo ancora una volta i dirigenti di Telecom Italia hanno perso una buona occasione per dimostrare un maggiore senso delle istituzioni ed alimentare così la sgradevole sensazione di considerarsi “autosufficienti” anche sul piano delle norme e delle leggi.
La segreteria Nazionale di SLC-CGIL

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