mercoledì 23 dicembre 2015

Telecom Italia: Slc Cgil, permangono dubbi su strategie e tenuta dei livelli occupazionali

Ci si dice da più parti che ora occorre stare sul merito, che bisogna rincorrere certezze, serietà e verità, ovvero iniziare il confronto con Telecom per rilanciare l’azienda dopo che la si è “salvata” e dopo che si è stabilizzato il perimetro. Bene! Pronti! E con questo spirito che siamo andati al confronto tecnico sul mondo Open Acces per vedere come la nuova organizzazione sotto la divisione Wholesale si esprimerà in termini di organizzazione del lavoro.
Il pensiero della SLC‐CGIL è stato ampiamente articolato a valle dell’incontro con l’Ingegner Paggi e, purtroppo, è stato rafforzato da questa sessione “tecnica”. E si perché è apparso ancora più evidente, se ancora ce ne fosse bisogno, come le novità obbligate a Telecom per evitare le multe miliardarie stanno andando sempre di più nella direzione che avevamo denunciato già ai primi di luglio al primo incontro al MiSE: ovvero una sempre più spiccata “autonomia” degli OLO nella gestione del delivery e dell’assurance (oggi queste attività rappresentano, per dichiarazione del responsabile aziendale presente all’incontro, circa il 40% delle attività di Open Access, una loro uscita anche parziale dalle attività Telecom rappresenterebbe un bel colpo alla tenuta occupazionale di questo pezzo importante di azienda oltre che un deciso ridimensionamento ai progetti di reimpiego di personale certificato in esubero il 7 settembre). 

Con l’altro più che teorico rischio di creare una competizione pericolosa fra personale sociale ed imprese esterne; una competizione che riprodurrà lo schema oggi presente nel Caring, dove il personale sociale viene messo “in competizione” con organizzazioni del lavoro più flessibili (ed è un eufemismo) e con costi, decisi anche da Telecom che fissa il prezzo e le condizioni dell’appalto, decisamente più bassi; una competizione impari, ingiusta e dall’esito prevedibile (basta vedere la vicenda infinita dei lavoratori del Caring che continuano ad essere messi a paragone con i costi complessivi di quelli degli outsourcer e non, come sarebbe giusto, con quello degli operatori di Wind, Vodafone o H3G).
Di sicuro tutta l’attività di presa appuntamenti di delivery per gli OLO sarà gestita tutta da fornitori esterni: e già…ricordate la storia del lavoro affidato a Comdata proprio a ridosso della stipula dei contratti di solidarietà con la promessa, dopo la sua totale fuoriuscita, che sarebbe tornato in Telecom? Bene, l’azienda comunica che, per prima cosa, il ritorno in Telecom degli appuntamenti retail sarà protratto nel tempo e, comunque, tutta l’attività di “presa appuntamento delivery” degli OLO non tornerà proprio ( come sorprendersi?? Ma davvero qualcuno pensa che sia credibile che prima si da fuori una fetta importante di questa attività poi, davanti allo sconcerto di chi aveva appena sottoscritto un accordo con un vago impegno a reinternalizzare attività, si promette di riportarlo nel perimetro dopo averlo…esternalizzato tutto però! E infatti un pezzo chissà quando tornerà ed un altro non torna proprio…e questo è un fatto, non una strumentalizzazione da “lotta intestina”).
Poi, continuando nell’incontro, l’azienda comunica di dover ripristinare un back office per le attività di delivery (qualche mese fa avevano “direttizzato” questa parte di organizzazione…ricordate? Circa 400 persone obbligate a cambiar mestiere perché le attività di governo non servivano…complimenti allo stratega, non c’è che dire) per circa 300 FTE. 200 di questi FTE potrebbero essere presi, per esempio, dagli operativi del caring, ci son 1300 esuberi se non ricordiamo male. E invece no! Perché? Perché nel caring c’è lavoro e se si tolgono 200 FTE si va nei guai e si spenderebbe di più in appalti (avete capito bene!! Parola dell’azienda ascoltata non solo dalla SLC‐CGIL). 
Certo, qualcuno potrebbe correggerci facendoci notare che il problema del caring è di costo (ripetiamo…non facciamolo sapere alle Istituzioni) e quindi in questi giorni cosa fa l’azienda? Aumenta i costi dando passaggi di livelli! Sia chiaro noi siamo contenti ma qualcuno si deve chiarire con se stesso: se il lavoro c’è e quindi non facciamo uscire quanto prima tutte le persone possibili in esubero; se invece il problema è il costo, ma bisogna fare i passaggi di livello perché fanno parte della terapia “anestetica”, non è che qualcuno sta aggravando la posizione del caring di Telecom?
Sempre durante questo incontro “tecnico” (che a noi sembra invece dannatamente politico) la SLC‐CGIL pone con forza il tema della creazione della newco TI ENNOVA che, come da ordine di servizio del 16 dicembre, dovrebbe occuparsi di assistenza tecnica per il mercato consumer e le PMI. Abbiamo posto con forza il tema di questa operazione per due motivi: il primo perché un po’ ci preoccupa che si crei una newco in un perimetro molto contiguo a quello di ASA e già oggetto di esternalizzazione di ampie fette di attività; il secondo perché ci incuriosisce che queste attività fino ad oggi venivano affidate ad una società esterna che si chiama …ENNOVA SrL!! 
Può essere un caso che Telecom chiami una sua newco come un’azienda fornitrice e facendogli fare la stessa attività data in appalto? E infatti non è un caso. Dopo qualche ora l’azienda ci comunica che in realtà TI ENNOVA sarà una società nata dallo spin off di ENNOVA SrL nel quale ENNOVA conferirà circa 30 lavoratori e Telecom parteciperà con una quota di capitale. Nel frattempo però l’azienda ci mette a lavorare un nutrito staff di 10 persone che seguiranno dal modello di caring, sia business che consumer, alle attività di IT passando per i servizi tecnici presidiati in ambito open access . Tutto il ciclo di produzione di un call center per capirci. Per fare cosa? Ci sembra un gruppo di lavoro “agguerrito” per essere un “progettino”. Troviamo un po’ singolare che, dopo aver deciso di non reinternalizzare l’attività, si favorisca uno spin off nel quale si decide di partecipare attivamente e con prospettive tutte da valutare. Ma il perimetro non era stato stabilizzato?
Tutto questo mentre i nuovi padroni di Telecom, i francesi di Vivendi, stanno lavorando ad un nuovo piano industriale dopo aver sfregiato l’attuale CDA bocciando la conversione delle azioni risparmio in ordinarie, non per contrarietà all’operazione ma perché, sono parole dell’Amministratore Delegato di Vivendi e nuovo membro “ingombrante” del CDA di Telecom, c’erano aspetti non chiari da approfondire. Un piano industriale di cui non si conoscono i contorni (nulla si è accennato a riguardo lo scorso 28 ottobre quando fu firmato l’accordo separato sugli esuberi, vi sembra normale?) e che arriva nel momento di massima confusione sullo sviluppo della Nuova Rete a Banda Larga, il futuro del Paese ma anche di Telecom pensiamo, e sul ruolo che dovrà avere l’azienda, schiacciata fra l’attivismo di Enel, dietro il quale non è difficile intravvedere il Governo, e la paralisi al proprio interno sin qui registrata.
Noi pensiamo che questo sia uno snodo fondamentale per Telecom nel quale l’ultima cosa che si dovrebbe fare è somministrare abbondanti dosi di “anestetico” ai lavoratori convincendoli che “va tutto ben”e, che “il peggio è passato e l’azienda è salva”. Non vorremmo che mentre ci si balocca con qualche “regalia” dopo aver pagato un prezzo altissimo in termini di esuberi riconosciuti ad un gruppo dirigente che di li a qualche settimana sarebbe stato di fatto commissariato da Vivendi, qualcuno stia lavorando a progetti che potrebbero avere pesanti ripercussioni in termini occupazionali: se dovesse ritornare in auge l’ipotesi di scorporo della rete, magari in nome della parità di accesso fra operatori e per favorire lo sviluppo della NGN, è chiaro a tutti che per chi rimane fuori da questa operazione (sarebbero migliaia e migliaia) il futuro si farebbe complicato ed incerto? 
Noi ci ostiniamo a voler provare a costruire con le lavoratrici ed i lavoratori di Telecom un percorso di consapevolezza e mobilitazione perché nel dibattito sul futuro dell’azienda (dibattito innegabile visto i tanti protagonisti che lo stanno animando: il finanziere francese Niel, l’ombra ipotetica di Orange Telecom, il ruolo non ancora chiaro di Cassa Depositi e Prestiti e della controllata Metroweb, dell’Enel e, su tutti, del Governo) si provi a far sentire anche la voce di chi ci lavora.
E’ per queste ragioni, tutto sommato semplici, che ci siamo opposti agli accordi di settembre ed è per fronteggiare le preoccupazioni che stiamo condividendo con le lavoratrici ed i lavoratori di Telecom che continueremo ad opporci a questa pericolosissima operazione di anestesia mentre tutto intorno interessi fortissimi sono più svegli e reattivi che mai. Altro che lotte intestine e varie amenità.
La Segreteria Nazionale di SLC‐CGIL

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