mercoledì 20 gennaio 2016

La Riorganizzazione di Telecom? Utile per danneggiare Azienda e Lavoratori!

Come noto l’azienda ha deciso di chiudere tutte le supervisioni e gli Help Desk di Network di Italia e concentrare le relative attività su Roma e Milano; nell’operazione il personale operante viene ridotto di più di 200 lavoratori, perdendo così totalmente il controllo del territorio e delle specializzazioni presenti; inoltre le attività concentrate a Roma e Milano saranno svolte, in parte, da personale proveniente dal 119, quindi con skill totalmente diversi da quelli da svolgere.
Come era facile prevedere e come più volte abbiamo denunciato, l’operazione si sta dimostrando dannosa per tutti: azienda, clienti, lavoratori e i nodi stanno venendo al pettine.
A seguito degli accordi separati del 27 ottobre 2015 che hanno lasciato completa libertà di azione all’azienda su tutte le riorganizzazioni e sulle esternalizzazioni di attività, in aggiunta al totale asservimento alle volontà degli OLO e dell’AGCOM, nei giorni scorsi c’è stata un’accelerazione improvvisa per spostare il personale in Open Access con pesanti ripercussioni in Network e sui lavoratori.
La chiusura entro il mese di gennaio 2016 delle sedi della supervisione 0‐24, con il contestuale passaggio di tutti i lavoratori in Open Access, in reparti messi in solidarietà e dichiarati in esubero (ASA), toglie a Network delle professionalità pregiatissime utilizzabili nelle attività di NOA.
Senza considerare che ai lavoratori delle sedi in chiusura è stato negato anche la possibilità di
partecipare al recente internal recruiting lanciato dall’Azienda (posizione Specialist delivery&assurance), con la contestuale chiusura ai lavoratori di Caring di accedere alla posizione di TOL ASA e che sarà probabilmente anche preclusa loro la possibilità di occupare la posizione di tecnico esterno.
Tale scelta conferma anche la riduzione delle internalizzazioni: infatti i lavoratori dei reparti in chiusura erano già stati selezionati da tanti responsabili di Network che potevano così internalizzare attività pregiate oggi gestite tramite appalto.
A questo si aggiunge che dopo più di 6 mesi l’azienda ancora non ha riallocato i lavoratori che, oggi già in parte privi di lavoro, non sanno ancora quale attività andranno a svolgere, se manterranno la loro professionalità e, soprattutto, in che luogo.
E’ fondamentale riportare l’azienda a ragionare in termini industriali e non finanziari come le è stato permesso con gli accordi separati, rimettendo il cliente al centro del processo produttivo: unica condizione per invertire il trend di riduzione del fatturato che da anni caratterizza le politiche di Telecom.
Infatti sino a quando il gruppo dirigente dell’azienda sarà concentrato a ragionare su quali stratagemmi adottare per raggiungere gli obiettivi che gli consentono di percepire le canvass e non si concentrerà su come migliorare la qualità del servizio da erogare alla clientela, il futuro dell’azienda non potrà che procedere in direzione di un suo ridimensionamento che si ripercuoterà in automatico sul personale dipendente.

La Segreteria Nazionale di SLC‐CGIL

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