venerdì 22 gennaio 2016

Nuovo Statuto dei lavoratori e delle lavoratrici, Camusso: «Possiamo farcela»

C'è una carica utopica nell'aprire una campagna per un nuovo Statuto dei diritti che punti a ricomporre il lavoro, subordinato e autonomo? Certo che c'è, almeno in parte, ma sta nella storia e nel nome di una grande organizzazione come la Cgil, la Confederazione generale italiana del lavoro: perché l'unità del lavoro è anche pensare «che la forza di chi è più forte debba esere utilizzata per estendere diritti anche per i più deboli». Il resto no, non è utopia: il pensarlo significa essere rassegnati.
Così Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, intervenuta questa mattina nell'auditorium della Camera di Commercio di Brescia all'assemblea dei delegati e delle delegate Cgil per lanciare la campagna di assemblee sul Nuovo Statuto e la Carta dei diritti (vedi la galleria fotografica dell'assemblea). «Veniamo da anni nei quali l'unico tema era quello di difendersi: la discussione di oggi già dice che siamo in una nuova fase». Una fase che si apre e che parte dalla consapevolezza che gli strumenti tradizionali non sono più sufficienti. Sono cambiate le regole del gioco e «il punto di equilibrio» che fino a non molto tempo fa esisteva tra politica e organizzazioni dei lavoratori è saltato.
«La nostra autonomia - ha sottolineato Camusso - impone che si cambi il modo in cui ci si esprime». manca l'interlocutore, ma non solo di questo si tratta. È cambiata anche l'area della
rappresentanza, e anche un sindacato come la Cgil fa fatica «a vedere l'unità del lavoro e quanto esso sia oggi diviso». «Definire con nettezza lavoro subordinato autonomo è oggi un'impresa».
E quindi non basta riscrivere le regole del passato, bisogna inventarsene di nuove «sul terreno dell'universalità dei diritti». Non venendo da una stagione di successi, «Siamo in grado di indicare un cambiamento di fase?» è la domanda. Il tentativo è questo, lo Statuto e la Carat sono l'obiettivo, lo strumento della consultazione straordinaria degli iscritti e le assemblee nei luoghi di lavoro che ci saranno nei prossimi due mesi dovranno essere la linfa da cui partire.
«Non è una campagna ordinaria, e bene ha fatto Damiano Galletti a ricordarlo nella relazione introduttiva, sottolineando che dovremo essere in grado di ascoltare e capire quello che verrà detto in quelle assemblee». Bisognerà costruire le alleanze («anche con chi si è sentito escluso da noi, come i precari...»), bisognerà interloquire («la carta non è in contraddizione nel rapporto con Cisl e Uil...»), dialogare, estendere la discussione, essere coerenti con questo obiettivo nella contrattazione inclusiva. 
«Possiamo farcela», ha concluso Susanna Camusso.

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