lunedì 25 aprile 2016

Noi non dimentichiamo. Settanta anni nella libertà, con il voto delle donne - Susanna Camusso

Oggi a Milano, come in tante altre città e luoghi del Paese, i partigiani tornano nelle strade e nelle piazze. Tornano insieme alle migliaia di uomini e donne che in questi anni si sono impegnati per mantenere vivo il ricordo di quanto accade, accompagnati da una generazione di giovani che nei valori della resistenza ha trovato il senso di un impegno civile e democratico. Tornano per festeggiare i 70 anni di vita libera e democratica della nostra Repubblica e perché il ricordo ci aiuti nelle scelte difficili e impegnative che ci attendono.
Viviamo un momento di grandi rivolgimenti internazionali. Popoli interi cercano un futuro affrontando sacrifici indicibili. Fuggono dalla guerra, dall’oppressione, dalle malattie nella speranza di trovare pace e lavoro. Accoglienza, integrazione, cooperazione dovrebbero essere i pilastri di una strategia continentale. Invece, in molte, troppe nazioni, si alzano muri, ci si chiude nella propria fortezza pensando a come escludere e respingere. Ma una società che esclude chi ha bisogno è una società che sedimenta una cultura violenta.
La minaccia terroristica ha compiuto un salto di qualità. La matrice religiosa offre la base ideologica per il reclutamento. Le disuguaglianze sociali costituiscono il brodo di coltura per il suo
sviluppo. L’Europa ha in sé, nei suoi valori, nello spirito e visione che furono alla base della sua nascita, la forza per contrastare violenza e terrorismo, per rendere sicura la vita dei suoi cittadini, per offrire a chi arriva rifugio e speranza nel futuro.
La Cgil, così come le altre forze democratiche, pagò alla Liberazione e al consolidamento della nostra democrazia un altissimo tributo di vite. Le donne egli uomini della Cgil furono sempre in prima fila nel costruire e difendere i principi fissati nella prima parte della Costituzione. Principi e valori che noi ancora oggi difendiamo e riteniamo intoccabili.
Non fu un caso se il lavoro venne posto a fondamento della nostra convivenza civile, della nostra libertà, della dignità, dell’emancipazione e della autorealizzazione delle persone.
Ma il lavoro scarseggia e quando c’è, troppe volte, viene svalutato; le sue protezioni ritenute inutili se non dannose; le sue forme organizzate vilipese. Ripetuti interventi legislativi hanno smantellato le tutele derubricando a privilegi da cancellare i diritti fondamentali di chi lavora, quelli che sono alla base della libertà e della dignità dei cittadini. Si pensi ai vaucher. una forma barbara di pagamento che svincola dagli obblighi contrattuali e sociali l’imprenditore, che svilisce il lavoro, che sommerge il nero che negli anni, faticosamente, si era riusciti a portare alla luce, che ridà il comando a caporali che sfruttano e schiavizzano, che contraddice alla sua radice lo stesso dettato costituzionale.
La Cgil ha lanciato, con la Carta dei diritti universali del lavoro, una sfida per i diritti delle persone rimettendo i lavoratori e la loro dignità al centro del dibattito. In tutta Italia si stanno raccogliendo firme per la presentazione di una proposta di legge di iniziativa popolare che rimetta il lavoro al centro delle politiche e riscriva un Diritto del Lavoro che abbia in sé, come in una carta costituzionale, quei principi chiave, fondamentali e indisponibili da riconoscere a tutti i lavoratori dipendenti o autonomi, somministrati o occasionali. Quest’anno ricordiamo e festeggiamo, insieme alla riconquista della libertà, i settant’anni del diritto di voto al le donne. La lotta di liberazione, la Repubblica, la Costituzione, la conquista della democrazia fu anche e simbolicamente questo; il pieno e totale dirltto delle donne a partecipare e decidere. Fu un riconoscimento tardivo, il primo, del loro insostituibile ruolo nel conseguimento e nella costruzione della nostra Repubblica.
Come donne, abbiamo ottenuto legittimità e autorevolezza; sappiamo usare le nostre capacità e il nostro valore; sempre più spesso vengono riconosciute le nostre peculiarità.
Eppure ancora non basta. Non bastano gli elogi formali, la parità di facciata, la falsa equivalenza di opportunità. Non è l’uguaglianza al maschile quella a cui aspiriamo. Siamo in campo, come nella lotta partigiana per affermare una diversità di uguali, che nell’azione politica e sociale sa guardare e arricchire il mondo di diversi punti di vista, di azioni e modi di agire differenti tra loro. Oggi i partigiani sono tornati nelle piazze del Paese. Come 70 anni fa chiedono pace e sognano un’Europa forte e unita: vogliono per se e i propri figli un lavoro decente e dignitoso; reclamano una parità non di facciata, capace di esaltare l’unicità e il valore delle donne. Questo oggi chiedono alle nostre istituzioni e al nostro governo i partigiani italiani.
Buon 25 aprile!
Susanna Camusso

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