giovedì 5 maggio 2016

Jobs Act: Cgil, costi-benefici decisamente sproporzionati

Un risultato, quello del Jobs Act, decisamente insoddisfacente, che dimostra la sua spaventosa inefficienza se consideriamo la quantità di risorse spese per la creazione di nuova occupazione: a fronte di 6,1 miliardi di euro spesi nel solo 2015 si registrano poco più di 100 mila occupati aggiuntivi. Un rapporto costi, benefici decisamente sproporzionato”. E’ quanto calcolato dagli uffici fisco e finanza pubblica e mercato del lavoro della Cgil Nazionale.
Il report analizza in termini di politica economica gli effetti del Jobs Act sull’occupazione a partire dagli esiti che i due provvedimenti fiscali: decontribuzione e deduzione Irap, previsti entrambi nella legge di Stabilità 2014, hanno avuto sulla riduzione della disoccupazione. (Qui il Report completo)
Nel dettaglio, secondo quanto elaborato dal sindacato di corso d’Italia, il Governo ha speso ben 6,1miliardi di euro nel 2015 per generare un incremento di circa 100 posti di lavoro (+ 263.326 dipendenti, – 162.919 indipendenti), su 800 mila posti persi dall’inizio della crisi, di questi il 60% a tempo determinato. Cifre che indicano “una migliore tendenza, anche se con numeri insoddisfacenti”.
Gli oltre 6 miliardi di euro, usciti dalle casse dello Stato nel 2015 per stimolare l’occupazione, è la somma, si legge nel report, del costo della decontribuzione, pari a 3,4 miliardi di euro lordi (i contratti che hanno beneficiato dell’esonero sono stati circa 1,5 milioni), più 2,7 miliardi derivanti dalle deduzioni sull’Irap. Inoltre, gli uffici fisco e finanza pubblica e mercato del lavoro della Cgil,
avvertono che nel 2016 e nel 2017 i costi saranno rispettivamente di 8,3 e di 7,8 milardi.
Per la Cgil “non si possono affidare al mercato circa otto miliardi di euro all’anno nella convinzione che attraverso l’abbattimento dei costi per le imprese, nel libero mercato, queste siano capaci di aumentare il numero degli occupati”. “Se volessimo utilizzare le stesse risorse dei due provvedimenti citati in investimenti pubblici e per creare direttamente occupazione (specie giovanile e femminile, come da Piano del Lavoro Cgil), si potrebbero generare molti più posti di lavoro”. La Cgil, infatti, ha calcolato nel suo Piano del Lavoro che stanziando 10 miliardi all’anno per tre anni, attraverso investimenti e assunzione diretta in settori non esposti alla concorrenza, si verrebbero a creare circa 740.000 posti di lavoro, tra pubblici e privati.
L’unica modalità concepita dal Governo per uscire dalla crisi sembra essere quella di abbassare salari, occupazione e diritti del lavoro, quando invece per creare valore aggiunto – conclude la Cgil – occorre proprio aumentare la quantità e la qualità del lavoro come della produzione”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil


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