giovedì 15 settembre 2016

Ocse: Cgil, confermata insufficienza politiche istruzione e formazione, invertire tendenza

I dati forniti oggi dall’OCSE confermano la necessità di una netta inversione di tendenza nelle politiche di istruzione e formazione. Quello più allarmante è riferito ai giovani tra i 20 e i 24 anni che non lavorano e non studiano: tra il 2005 e il 2015 i NEET sono aumentati nel nostro Paese di oltre il 10%, una percentuale significativamente più alta degli altri paesi OCSE. Sebbene dai primi dati ISTAT sul 2016 emerga una lieve riduzione del fenomeno, in un quadro di pesanti disuguaglianze territoriali e sociali, è evidente che le misure messe in campo finora sono del tutto insufficienti”. Questo il commento della segretaria confederale della Cgil Gianna Fracassi all’indagine annuale dell’Ocse ‘Education at a Glance’.
In particolar modo Fracassi evidenzia “l’inadeguatezza degli interventi riguardanti l’accesso all’istruzione, visto che anche paesi come Grecia e Spagna sono riusciti a riassorbire nei percorsi formativi una percentuale di giovani disoccupati nettamente superiore alla nostra”. “L’OCSE stesso – sottolinea la segretaria confederale – suggerisce che in Italia l’istruzione terziaria non è più considerata un investimento sul proprio futuro, utile anche in termini lavorativi: i giovani laureati che trovano un’occupazione sono da noi appena il 62%, contro una media dell’83% nei paesi OCSE”.
“Questa disaffezione – spiega – è dovuta sia ai costi legati all’istruzione, significativamente alti nel nostro Paese, che alle difficoltà di inserimento lavorativo per i giovani laureati”. Fracassi sostiene che per invertire davvero questo trend negativo è necessario intervenire in due direzioni: “da un lato con maggiori investimenti pubblici in istruzione e forti politiche di sostegno al diritto allo studio”, in quanto “anche l’indagine certifica nuovamente che siamo tra gli ultimi nell’area OCSE, con meno del 20% degli studenti universitari che usufruisce di una borsa di studio o agevolazioni sulle tasse”. “Dall’altro lato – conclude la dirigente sindacale – è necessario stimolare il mercato del lavoro ad assorbire un numero maggiore di laureati, con politiche che incentivino la valorizzazione delle conoscenze acquisite e dei profili occupazionali maggiormente qualificati”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

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