lunedì 10 ottobre 2016

Cosa cambia con l'accordo di governo sulle pensioni.


La mobilitazione e le proposte di Cgil Cisl e Uil per cambiare la legge Fornero hanno prodotto un risultato importante: l’avvio del negoziato per la modifica dell’attuale sistema pensionistico.
Abbiamo firmato un verbale di sintesiche impegna il Governo su alcuni risultati immediati collegati alla Legge di bilancio (Fase 1) e su ulteriori interventi che dovranno cambiare la normativa previdenziale (Fase 2) e dare risposte concrete ai giovani e alle carriere discontinue così come rivendicato dalla piattaforma di Cgil Cisl Uil.

FACCIAMO CHIAREZZA SULL’ APE

➧ La Cgil non è d’accordo con questo strumento voluto dal Governo perché è solo un meccanismo di prestito finanziario che non modifica la legge Fornero e aumenta le diseguaglianze
➧ È una sperimentazione per due anni
➧ Riguarda lavoratori e lavoratrici di età pari o superiore ai 63 anni che a normativa vigente possono andare in pensione entro 3 anni e 7 mesi
➧ introduzione della flessibilità in uscita nella fascia d’età 62-70 anni
➧ ripristino del requisito dei 41 anni per l'accesso alle pensioni di anzianità
➧ risposte concrete ai giovani e alle carriere discontinue

La mobilitazione e le proposte di Cgil Cisl e Uil per cambiare la legge Fornero hanno prodotto un risultato importante: l’avvio del negoziato per la modifica dell’attuale sistema pensionistico.

FASE 1

■ Più soldi alle pensioni basse. Saranno aumentate per chi ha un reddito mensile fino a 750
euro e, per la prima volta, anche a tutti quelli che hanno un reddito mensile fino a 1.000 euro.
■ Giustizia sulla tassazione con l’equiparazione della no tax-area che prevede l’esenzione fino a 8.125 euro.
■ Ricongiunzioni gratuite. Non si pagherà più per riunificare i contributi versati in diverse casse previdenziali né se è stata riscattata la laurea.
■ Pensione anticipata (di anzianità). Eliminazione delle penalizzazioni introdotte dalla legge Fornero per l’accesso alla pensione con il solo requisito contributivo.
■ Lavoratori precoci. Si definiscono “precoci” coloro che hanno lavorato per 12 mesi anche non continuativi prima dei 19 anni. Abbiamo ottenuto il ripristino dei 41 anni per l’accesso alla pensione di alcune categorie di maggior disagio di lavoratori precoci: ciò riapre il tema generale dell’accesso al pensionamento con tale requisito. La platea, riferita a quanti si trovano in condizione di disoccupazione senza godimento di ammortizzatori sociali, oppure siano disabili o abbiano un familiare disabile entro il 1° grado o svolgano lavori gravosi, sarà individuata in sede di confronto.
■ Lavori usuranti. Riconoscimento che fatiche, lavori e rischi non sono tutti uguali, premessa necessaria per accedere alle agevolazioni per l’uscita anticipata. Cancellazione dell’adeguamento del requisito dell’attesa di vita, cambiamento della legge per l’effettiva fruizione.
■ Ape agevolata. Individuazione di categorie di maggiore disagio socio-economico di lavoratori per le quali il costo dell’uscita anticipata sarà totalmente o parzialmente a carico dello Stato.

Le platee per l’accesso ai benefici per lavoratori/ici
PRECOCI e APE SOCIALE verranno definite nei prossimi incontri
e saranno determinanti per il nostro giudizio.

FASE 2

Il Governo si è impegnato a proseguire il confronto con Cgil Cisl e Uil per definire ulteriori interventi sulla normativa pensionistica collegati alla piattaforma unitaria:

■ introduzione di una pensione di garanzia per i giovani e le carriere discontinue
■ reintroduzione dal 2019 del meccanismo di rivalutazione delle pensioni cancellato dalla legge Fornero
■ flessibilità in uscita nel sistema contributivo
■ riconoscimento ai fini previdenziali del lavoro di cura
■ cambiamento requisiti speranza di vita

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