giovedì 9 febbraio 2017

Inps: Cgil, inaccettabile proposta Boeri su reperibilità

Tito Boeri
Presidente dell'Inps
La proposta del Presidente dell’Inps di portare a sette le ore di reperibilità dei lavoratori privati per equipararle a quelle dei pubblici è inaccettabile”. Così Franco Martini, segretario confederale della Cgil.
“Anche oggi – sottolinea Martini – dobbiamo registrare l’ennesima esternazione del Presidente dell’Inps su argomenti che in realtà competono al legislatore e se è consentito alle parti sociali. Questa volta ha avanzato la richiesta di modificare le norme che regolano le fasce orarie di reperibilità in caso di malattia dei lavoratori privati”.
“A suo dire – spiega il segretario confederale della Cgil – siccome per i dipendenti pubblici le ore di reperibilità sono sette, mentre per i dipendenti privati sono quattro (dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19 tutti i giorni compresi la domenica e i festivi) sarebbe opportuno portarle tutte a sette peggiorando così la situazione dei lavoratori privati. 
Secondo Boeri – continua – sarebbe questa la strada da percorrere in vista del passaggio di competenze dalle Asl all’Inps in materia di controlli per i dipendenti pubblici per ‘ridurre le spese e svolgere i controlli in modo efficiente’. Quindi tutti verso il peggio per risanare i conti: semplicemente inaccettabile”.
Martini prosegue ricordando a Boeri che”la norma per i lavoratori privati è frutto di una legge che demandava la definizione delle fasce orarie ad un Decreto del Ministero del Lavoro, decreto in vigore dal luglio del 1986 e da quel momento contenuta in tutti i Contratti nazionali di lavoro e applicata con buona pace di tutti, lavoratori e imprese. A nessuno è mai venuto in mente di metterla in discussione
a conferma della sua efficacia”.
Non intendiamo quindi in alcun modo entrare nel merito delle ragioni e, quindi, della dubbia efficacia della sua proposta, ma ribadiamo la richiesta al Presidente dell’Inps, come abbiamo fatto per altre questioni – conclude Martini – di evitare di uscire dal seminato delle sue competenze e di occuparsi piuttosto delle molte questioni irrisolte sul tappeto riguardanti il possibile miglioramento della gestione del suo Istituto senza scaricarne le conseguenze sui lavoratori”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

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