mercoledì 15 marzo 2017

Partecipate: Cgil, Cisl e Uil, garantire occupazione e reddito per lavoratori coinvolti

Il processo di riforma delle società partecipate non è fatto solo di società da ridurre. Se non si individuano strumenti per garantire occupazione e reddito per i lavoratori coinvolti, si rischia di determinare una grave questione sociale”. È quanto si legge nella memoria presentata da Cgil, Cisl e Uil nel corso dell’audizione presso la Commissione Affari Istituzionali della Conferenza dei Presidenti delle Regioni, tenutasi nella giornata di ieri.
“Alla luce delle modifiche intercorse al D.lgs. 175/16 con l’ultimo decreto correttivo e della vicina intesa da raggiungere con le Regioni – spiegano nella memoria i sindacati confederali – abbiamo forti perplessità circa le tutele occupazionali e reddituali, oltre a quelle inerenti la continuità dei servizi, che, nonostante le numerose variazioni susseguitesi nel tempo al primo schema di decreto attuativo della delega c.d. Madia, continuano a permanere anche nello schema di decreto correttivo del Testo Unico delle società partecipate”.
Cgil, Cisl e Uil hanno sottolineato che “si tratta di un settore nel quale sono impiegati numeri imponenti di addetti, il cui perimetro tuttavia continua a rimanere incerto. Il più recente Rapporto MEF 2014 ne individua 410.000”.
Nello schema di decreto “continuano ad essere assenti specifiche e chiare forme di sostegno al reddito dei lavoratori dichiarati in esubero” e, in particolare, Cgil, Cisl e Uil denunciano “un grave vuoto normativo per quanto riguarda le tutele degli addetti di società sotto i cinque dipendenti (circa
2300), una platea che si aggira sulle 8000 unità e che si troverebbe priva di ammortizzatori, salvo l’accesso alla Naspi”. “Una prima soluzione al problema – propongono – potrebbe essere quella di ridurre il numero dei consiglieri, piuttosto che chiudere quelle società e mandare a casa 8000 persone”.
“Non da poco, inoltre – aggiungono – sono i dubbi circa il personale con contratto di lavoro non a tempo indeterminato, che rischia di essere tagliato fuori da qualsiasi processo di ricollocazione e dalle relative garanzie occupazionali”.
Nella memoria si denuncia poi “l’evidente esclusione del sindacato” e “le scriventi OO.SS. propongono l’istituzione di una ‘cabina di regia’ nazionale e locale che, a fronte del necessario coinvolgimento delle diverse istituzioni interessate, possa gestire, attraverso una migliore cooperazione e un più immediato coordinamento, i processi di mobilità del personale”.
“Governo e associazioni delle autonomie locali non possono escludere CGIL, CISL, UIL da un processo così impattante sui servizi ai cittadini e sulle sorti di centinaia di migliaia di addetti. Per questo – concludono – chiediamo di essere convocati con urgenza. Laddove ciò non dovesse avvenire decideremo le opportune iniziative sindacali da mettere in campo”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

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