venerdì 16 marzo 2018

Povertà energetica nel mondo, in Europa, in Italia.

Ancora oggi nel mondo 1,1 miliardi di persone non hanno accesso all'elettricità e 2,8 miliardi di persone non hanno accesso a fonti di energia pulita per cucinare, causa quest'ultima di 2,8 milioni di morti premature ogni anno. Sono sopratutto le donne che si fanno carico della ricerca di legna o sterco secco per cucinare, impegnando in questa attività quotidiana, anche fino a 5 ore al giorno, ore che potrebbero essere dedicate ad altre attività produttive.
L'obiettivo numero 7 di sviluppo sostenibile dell'ONU prevede l'impegno al 2030 ad assicurare a tutti l’accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni. 
L'energia è cruciale anche per raggiungere altri obiettivi di sviluppo sostenibile, fra cui l'equità di genere, la riduzione della povertà, il miglioramento della salute e il contrasto al cambiamento climatico.
Proiezioni elaborate dalla IEA (International Energy Agency) stimano che l'obiettivo di garantire a tutti l'accesso all'energia verrà raggiunto in quasi tutti i paesi del mondo ma non nell'Africa sub-sahariana. Al 2030, 674 milioni di persone non avranno ancora accesso all'elettricità, di queste 600 milioni nell'Africa sub sahariana, la maggior parte in zone rurali. Alcuni paesi quali Etiopia, Gabon, Ghana e Kenia dovrebbero raggiungere l'accesso universale all'energia al 2030, ma il progresso nella regione nel suo insieme è irregolare e non riuscirà a stare al passo con la crescita della popolazione.
Il numero delle persone senza accesso all'elettricità, a livello globale, è sceso da 1,7 miliardi nel
2000 a 1,1 miliardi nel 2016. In Asia, nel 2016, il tasso di elettrificazione ha raggiunto l'89%, era del 67% nel 2000. La Cina ha raggiunto la piena elettrificazione nel 2015. Le analisi della IEA però rivelano che nel periodo 2000-2016quasi tutti coloro che nel mondo hanno ottenuto l'accesso all'elettricità lo hanno fatto attraverso nuove connessioni di rete, alimentate principalmente con produzione di energia da combustibili fossili (45% dal carbone, 19% gas naturale e 7% petrolio). Negli ultimi cinque anni le rinnovabili hanno guadagnato terreno, la tecnologia usata per garantire l'accesso all'energia ha favorito lo spostamento verso le rinnovabili, che nel 2012 garantivano il 34% delle nuove connessioni. I sistemi off grid e mini grid, sostenuti da nuovi modelli di business che utilizzano la tecnologia digitale e mobile, copriranno la metà dei nuovi accessi all'energia al 2030. La connessione alle reti energetiche è il metodo più conveniente per garantire l'accesso all'energia nelle aree urbane ma i sistemi decentralizzati sono la soluzione più conveniente per le aree rurali.
La IEA stima che per garantire l'accesso universale all'energia, gli investimenti globali nel settore energetico dovranno crescere dell'1,9% da qui al 2030, il 95% di questi investimenti saranno diretti in progetti in Africa sub sahariana. Le tecnologie energetiche decentralizzate e i nuovi modelli di business aprono la possibilità di velocizzare il percorso ma servono impegni politici fermi, adeguati investimenti, un quadro regolatorio di supporto, trasferimento di tecnologie, coinvolgimento democratico delle comunità nell'approvazione dei progetti per garantirne la sostenibilità sia dal punto di vista ambientale che sociale, e per evitare nuovi fenomeni di colonialismo e grandi opere che sottraggono la terra alle comunità e all'uso agricolo.
Da non sottovalutare anche il problema dell'accesso all'energia nei paesi dell'economia avanzata, tema indagato anche nel rapporto di ricerca del 2014 dell’Associazione Bruno Trentin “Fuel poverty: definizione, dimensione e proposte di policy per l’Italia” e nel dossier del 2015 “La fuel poverty. Costo dell'energia e disagio sociale” della Fondazione Giuseppe
Di Vittorio (entrambi a cura di Serena Rugiero e Giuseppe Travaglini). Le famiglie povere subiscono livelli inadeguati di riscaldamento, raffreddamento, illuminazione, rinunciando a servizi essenziali per garantire uno standard di vita dignitoso e un buono stato di salute. Si stima che nell'Unione europea oltre 85 milioni di persone, il 18% della popolazione, vivano una condizione di povertà energetica a causa di una combinazione di spese energetiche elevate, bassi redditi familiari, edifici e apparecchi inefficienti. La Commissione Europea, nell’ambito del Pacchetto Energia pulita per tutti gli Europei, ha istituito da gennaio di quest'anno un Osservatorio dedicato alla povertà energetica. Dai dati raccolti dall'osservatorio, l'Italia è tra i Paesi europei dove le famiglie hanno più difficoltà a scaldare le proprie case e a pagare le bollette di luce e gas. Il 14,6% delle famiglie italiane, si trova nell'incapacità di mantenere la propria casa riscaldata in modo adeguato (20esima posizione, peggio solo altri 8 Paesi). Solo l'85,4% delle case italiane è dotato di un riscaldamento sufficientemente efficiente per mantenere l'abitazione al caldo, il 95,2% delle case è dotato di un sistema di riscaldamento. L'Italia è tra i Paesi con la più alta percentuale di abitazioni umide, con perdite e riparazioni da fare a tetti e infissi (23%, sesta su 28) ed è il settimo Paese con il più alto numero di decessi in eccesso in inverno rispetto alla media (14%). I prezzi dell'elettricità e del gas sono i terzi più alti dell'Ue insieme rispettivamente all'Irlanda e alla Spagna. Il 9,1% delle famiglie italiane negli ultimi 12 mesi ha avuto ritardi nei pagamenti delle bollette energetiche (decima posizione peggiore).
Agire per eliminare la povertà energetica è parte dell'impegno per determinare il cambiamento verso un nuovo modello di sviluppo sostenibile, aiuta a contrastare le ingiustizie sociali, e il cambiamento climatico, è un'opportunità per favorire la giusta transizione verso un nuovo sistema energetico democratico, decentrato e sostenibile, migliora le condizioni di saluta delle popolazioni e l'equità di genere, può avere anche un effetto positivo nel ridurre le migrazioni involontarie. L'elaborazione e l'azione su questi temi è parte essenziale dell'impegno della CGIL, sia a livello internazionale nell'ambito delle confederazioni europea e internazionale dei sindacati ETUC e ITUC e nell'iniziativa
TUED, che a livello nazionale, a partire dal Piano del lavoro e anche attraverso la definizione di una piattaforma integrata per la contrattazione multilivello per il lavoro, l’ambiente, il clima, il territorio e gli investimenti per lo sviluppo territoriale sostenibile.

Per approfondimenti: Energy Access Outlook 2017 – from poverty to prosperity  
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

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