lunedì 25 febbraio 2019

Lavoro: Cgil, in grave sofferenza, servono investimenti e riforma fiscale

“Cresce il lavoro discontinuo, il part time involontario, il tempo determinato di breve durata e si riducono drasticamente i posti di lavoro a tempo pieno e a tempo indeterminato. Dopo il crollo generato dalla crisi recuperiamo occupati, ma le ore lavorate perse, rispetto al 2008, sono equivalenti a un milione di posti full time. Una fotografia, quella scattata da ministero del Lavoro, Istat, Inps, Inail e Anpal, che conferma quanto la Cgil denuncia da tempo: un mercato del lavoro in estrema sofferenza che perde qualità”. È quanto dichiara in una nota la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti.
“Cresce il divario rispetto agli altri Paesi europei – infatti, sottolinea la dirigente sindacale – il rapporto indica chiaramente che per recuperare il gap con l’Europa servirebbero 3,8 milioni di occupati in più, in particolare  nei settori pubblici, dalla sanità, all’istruzione, alla pubblica amministrazione. Per questo, proponiamo un piano straordinario per l’occupazione giovanile e femminile, il rinnovo necessario dei contratti pubblici e denunciamo gli errori del blocco delle assunzioni nella PA”.
In merito all’incidenza delle agevolazioni fiscali per le imprese, Scacchetti precisa: “il dato sulle attivazioni
dei contratti di lavoro al termine degli sgravi testimonia l’inefficacia di una misura, costata centinaia di milioni, che non può essere sostitutiva del rilancio degli investimenti, della manifattura e delle politiche industriali, unici interventi utili per il Paese”.
Infine, la segretaria confederale afferma “si parla sempre del problema di mismactch tra domanda e offerta di lavoro, per cui le imprese hanno difficoltà a reperire professionalità adeguate per specifiche mansioni, nonostante l’elevato numero di disoccupati, ma c’è un dato forse ancora più preoccupante: un elevato numero di lavoratori sovraistruiti si trova a svolgere mansioni nettamente inferiori alle loro competenze e qualifiche, segno della bassa qualità del lavoro richiesto in molti settori. L’aumento della emigrazione verso l’estero può essere spiegato anche attraverso questo dato”.


“Il Rapporto conferma la necessità delle priorità d’intervento proposte da Cgil Cisl e Uil e alla base della grande mobilitazione del 9 febbraio scorso. Chiediamo di rimettere al centro il lavoro e la sua qualità, attraverso – conclude Scacchetti – il rilancio di investimenti pubblici e privati, una riforma fiscale all’insegna dell’equità e della progressività che possa restituire potere d’acquisto a lavoratori e pensionati, e attraverso il rilancio del Mezzogiorno per la crescita di tutto il Paese”.
Fonte: Ufficio Stampe Cgil

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