venerdì 23 ottobre 2020

Smart working: Osservatorio ‘Futura’ Cgil, 8 lavoratori su 10 chiedono venga contrattato

Dalle risposte dei lavoratori al sondaggio condotto dall’Osservatorio Futura per conto della Cgil sullo smart working emergono giudizi divergenti sui pro e i contro del lavoro da casa. Ma un dato accumuna tutte le risposte: lo smart working va regolamentato dai contratti. Otto lavoratori su dieci infatti mettono in risalto la necessità di regolare lo smart working attraverso i contratti nazionali.

Ecco cos’è emerso dalla prima rilevazione (2002 interviste, realizzate dal 9 al 17 settembre scorsi), la seconda è ora in pieno svolgimento e sarà pronta per la fine del mese:

La scoperta del lavoro da casa. La pandemia ci ha obbligato ad utilizzare una modalità di lavoro fino a quel momento sconosciuta ai più. Il 49%/50% dei lavoratori e delle lavoratrici intervistati non aveva mai fatto esperienze di lavoro agile prima della pandemia. Buona parte lo ha sperimentato solo con l’emergenza (il 27%). Il lavoro a distanza per una fascia di lavoratori è proseguita anche dopo la fine del lockdown e sta

ritornando oggi prepotentemente alla ribalta. Tra le categorie che ne fanno uso maggiormente: i lavoratori e le lavoratrici tra i 24 e i 44 anni, i colletti bianchi, i lavoratori dei servizi e della comunicazione, i dipendenti pubblici.

Si ama o si odia. Secondo i risultati del sondaggio dell’Osservatorio Futura il 60% degli intervistati giudica lo smart working una modalità di lavoro utile, anche se la percentuale dei giudizi positivi è leggermente calata con la ripresa delle attività dopo l’estate. Il 21% degli intervistati lo giudica comunque “molto positivo”.

I pro e i contro. I giudizi sugli aspetti positivi e su quelli negativi del lavoro agile continuano a divergere. Una parte della popolazione lavorativa è favorevole allo smart working perché riesce ad avere più tempo a disposizione e a coniugare meglio i tempi di lavoro e i tempi di vita. Un altro aspetto positivo riguarda la possibilità di risparmiare (sui pranzi fuori, sui trasporti, ecc). Tra i punti a sfavore contro il lavoro agile ci sono invece il rischio dell’isolamento sociale, l’impoverimento delle relazioni e un orario di lavoro che si dilata senza limiti nel corso della giornata.

Comunque va regolato. Un elemento unificante tra le risposte al sondaggio riguarda la regolamentazione delle nuove modalità di lavoro a distanza. Otto lavoratori su dieci che gradirebbero lavorare in smart working anche dopo l’emergenza sanitaria (o occasionalmente o con continuità) ritengono che lo strumento debba essere regolato attraverso i contratti nazionali.

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 Per la scheda e il rapporto completo vai alla rubrica Osservatorio Futura sul sito di Collettiva.it

– L’intervista. Di lavoro poco smart delle donne, del rapporto tra contrattazione nazionale e in azienda, di tempi di vita e di lavoro ne ha parlato la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti intervistata da Collettiva.it. Clicca qui
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

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