martedì 10 novembre 2020

Fondi strutturali: Cgil, Italia fanalino di coda, colmare deficit e più coinvolgimento parti sociali

Giuseppe Massafra Cgil

“Ci associamo al grido di allarme lanciato dalla Corte dei Conti europea: l’Italia è ancora il fanalino di coda in Europa sull’utilizzo dei Fondi Europei. È ora di affrontare l’annoso nodo politico alla base delle inefficienze del nostro Paese nella messa a terra di investimenti e progetti che hanno risorse a disposizione”. È quanto dichiara il segretario confederale della Cgil Giuseppe Massafra, a commento della relazione annuale della Corte dei Conti europea.

“Storiche difficoltà gestionali e fuga dalle responsabilità da parte delle amministrazioni pubbliche, scarsa digitalizzazione dei processi che faciliterebbe la semplificazione, carenza di organici da colmare attraverso un investimento su profili professionali e competenze specifiche, una debole capacità di progettazione del Paese”: per la Cgil sono gli elementi principali alla base di questo deficit. “Anche tra quei Fondi in cui registriamo migliori performance di investimento rispetto agli altri, come il Fondo agricolo per lo sviluppo rurale – sottolinea il dirigente sindacale – non superiamo comunque il 50% di assorbimento delle risorse europee”.

Per Massafra “dobbiamo ora più che mai invertire questa tendenza, per utilizzare

al meglio l’ingente mole di nuove risorse straordinarie e ordinarie che arriveranno dall’Europa nei prossimi anni e che vanno considerate benzina per la ripartenza. Una delle chiavi di volta – sostiene – è indubbiamente la valorizzazione di un nuovo ruolo del partenariato economico e sociale: bisogna andare oltre la semplice consultazione e investire su un reale coinvolgimento del sindacato come soggetto capace di far emergere bisogni e interessi del mondo del lavoro”. “È una sfida centrale – conclude Massafra – se si vuole investire su una nuova politica di coesione che riesca finalmente a ridurre le disuguaglianze economiche e sociali che attraversano il nostro Paese da troppi anni e che si sono allargate nel corso dell’emergenza sanitaria”.

Fonte: Ufficio Stampa Cgil

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